Libertà

Questo blog vuole essere un'antologia sulla libertà. E' dedicato a tutti coloro che credono che la Libertà sia assolutamente necessaria allo sviluppo della nostra civiltà, tormentata ancora da ogni genere di sopruso, guerre, torture e ingiustizie sociali

lunedì 29 dicembre 2008

Il massacro di gaza

Gaza, continua l'offensiva di IsraeleI medici: 331 morti e 250 feriti graviL'aviazione israeliana ha lanciato decine di raid aerei sulla Striscia durante la notte. Tra le vittime anche sei bambini palestinesi. Ferito il caporale Gilad Shalit, ostaggio dei miliziani di Hamas dal giugno 2006. Una vittima israeliana per un razzo sulla cittadina di Ashkelon. Secondo fonti mediche palestinesi almeno 1400 persone sono state ferite nei raid e di queste circa 800 sono state ricoverate. L'esercito israeliano ha dichiarato "zona militare chiusa" l'area attorno al confine con la Striscia di Gaza.
11:43 Gaza, secondo fonti mediche 331 morti e 250 feriti gravi
Sono 331 i palestinesi rimasti finora uccisi negli attacchi israeliani su Gaza, giunti ormai al terzo giorno. Lo ha dichiarato Mùawia Hassanein, capo dei servizi sanitari della Striscia, aggiungendo che vi sono 250 feriti in condizioni gravi che necessitano cure urgenti in ospedali in Egitto o in Israele. Almeno 1400 persone sono state ferite nei raid e di queste circa 800 sono state ricoverate, anche se ormai mancano i posti letto.
11:38 Gaza, blitz di commando israeliani
Piccole unità di commando israeliane hanno cominciato a operare dentro la striscia di Gaza attuando rapidi raid prima di allontanarsi, secondo il sito internet israeliano di intelligence Debka, che cita fonti militari. I Rambo israeliani sono sbucati in posti di comando di Hamas, colpendo inoltre vie di comunicazione e gruppi di miliziani impegnati a lanciare razzi contro Israele. Il compito di queste unità scelte, afferma Debka, è duplice: marcare obiettivi chiave per successivi attacchi aerei e spianare la strada a una prossima vasta incursione di mezzi blindati.
11:22 Gaza, oltre 20 razzi sparati dalla Striscia
Sono oltre 20 i razzi sparati oggi dalla Striscia di Gaza sul Neghev israeliano. I miliziani palestinesi hanno indirizzato i loro colpi sulle città israeliane di Ashqelon, Sderot e Netivot, che sono state centrate a ripetizione. Nella città di Beer Sheva il municipio ha ordinato l'apertura dei rifugi. Il bilancio è di un israeliano ucciso e di una ventina di feriti. I campi agricoli israeliani vicini alla striscia di Gaza (dove spesso esplodono colpi di mortaio) sono stati proclamati "zona militare chiusa".
11:08 Barak: "Israele impegnata in guerra senza quartiere"
Israele e' in una ''guerra senza quartiere contro Hamas''. E' quanto ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak. ''Non abbiamo nulla contro gli abitanti di Gaza, ma siamo impegnati in una guerra senza quartiere contro Hamas e i suoi mandatari'', ha affermato.
11:06 Bagdad, manifestazione contro attacco israeliano
Circa un migliaio di iracheni sciiti hanno manifestato a Bagdad contro i raid israeliani. I dimostranti, seguaci del leader religioso radicale Moqtada Al Sadr hanno cantato slogan antiamericane e bruciato bandiere israeliane e Usa. Anche il partito del premier iracheno Nouri al-Maliki ha diffuso un documento di condanna dell'attacco israeliano e ha invitato i Paesi islamici a rompere le relazioni con israele.
10:57 Barak a Knesset: "Operazione estesa secondo necessità"
La operazione "Piombo Fuso" in corso sulla Striscia di Gaza "sarà estesa e approfondita, secondo le necessità", ha detto alla Knesset (parlamento) il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak. Nel suo intervento Barak ha ribadito che Israele si prefigge di "assestare un duro colpo a Hamas" mentre cerca di non colpire gli abitanti di Gaza, che, ha detto, "non rappresentano un obiettivo di alcun tipo". Per questa ragione, ha detto, Israele ha autorizzato il trasferimento a Gaza di aiuti umanitari.
10:47 Caritas: "Basta bombardamenti, troppe vittime innocenti"
''Bisogna assolutamente che cessino i bombardamenti, perché sono già troppe le vittime innocenti. Noi condanniamo ogni violenza: i razzi lanciati dalla striscia di Gaza, ma anche gli attuali bombardamenti. Così vi saranno solo ulteriori spirali di violenza. Ci addolora che ancora una volta l'unico linguaggio sia quello delle armi''. Questo l'appello alla comunità internazionale del Direttore di Caritas Gerusalemme, Claudette Habbash. Anche padre Firas, parroco di Aboud, vicino a Ramallah, conferma che la tensione è altissima.
10:01 Gaza, Israele decreta zona militare chiusa presso Sderot
L'esercito israeliano ha dichiarato "zona militare chiusa" l'area attorno al confine con la Striscia di Gaza. Lo ha riferito un portavoce di Tsahal, secondo il quale la mossa prevede la chiusura al traffico di tutte le strade della zona (con la sola eccezione dei residenti). In passato, iniziative di questo genere sono state prese in vista dell'avvio di operazioni militari di terra. Nel frattempo nel Neghev occidentale continuano ad esplodere razzi palestinesi.
09:51 Israele apre valico Kerem Shalom per aiuti verso Gaza
Le autorità israeliane hanno disposto l'apertura temporanea del valico di Kerem Shalom per consentire il passaggio di rifornimenti destinati alla popolazione della Striscia di Gaza, colpita dai bombardamenti israeliani. Lo ha riferito un portavoce dell'esercito israeliano, Peter Lerner, secondo il quale il confine è stato riaperto per far transitare un'ottantina di camion che trasportavano cibo e medicinali. I valichi di Karni e Nahal Oz, nel nord del territorio controllato da Hamas, rimarranno, invece, chiusi contrariamente a quanto previsto.
09:36 Ashkelon, missile ha centrato un cantiere della città.
Il missile che ha colpito stammane la città di Ashkelon, ha centrato un cantiere della città. La maggior parte dei feriti, in tutto 14, sono lavoratori provenienti da Manda, un villaggio della Galilea. Cinque di loro sono gravi, quattro hanno ferite modeste; lievi i rimanenti cinque. Sono almeno nove i razzi caduti stamane su Israele: cinque hanno colpito Ashkelon, gli altri quattro diverse città del Negev occidentale. Nessuna vittima o danno è stato registrato nelle altre località. Ieri sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza in tutto una quarantina di razzi su Israele.
09:22 Ancora razzi sulle città israeliane di Ashkelon e di Sderot
Proseguono le esplosioni di razzi nelle città israeliane di Ashkelon e di Sderot. Lo riferisce la radio militare. Nel frattempo si è appreso che l'israeliano rimasto ucciso nel primo attacco palestinese ad Ashqelon è un manovale beduino, originario del Neghev. Due giorni fa un altro israeliano era stato ucciso dalla esplosione di un razzo a Netivot, nel Neghev.
09:15 Agenzia Onu, almeno 51 civili tra le vittime
Sono almeno 51 i civili morti nei due giorni di bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. E' la stima dell'agenzia delle Nazioni Unite per l'Aiuto ai rifugiati palestinesi (Unrwa), basata sulle visite condotte dal personale Onu negli ospedali e nei centri medici nel territorio palestinese controllato da Hamas. Secondo il portavoce dell'Unrwa, Christopher Gunness, si tratta di un bilancio "certamente" destinato a salire. Secondo fonti palestinesi sono in tutto 310 le vittime dei raid israeliani; 1.400 i feriti.
08:59 Gaza, colpito ufficio del leader di Hamas Haniyeh
L'ufficio del leader di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh è stato colpito la scorsa notte dall'aviazione israeliana. Lo riferisce il portavoce militare. Nella nottata l'aviazione e la marina militare hanno colpito anche altri obiettivi di Hamas, ha aggiunto il portavoce, fra cui laboratori utilizzati per la produzione di armi e di esplosivi.In una intervista alla radio militare il viceministro della difesa Matan Vilnay ha escluso che Israele abbia ieri tentato di uccidere Haniyeh. "Se avessimo voluto eliminarlo, lo avremmo fatto" ha osservato.
08:49 Ashkelon, un morto e 15 feriti
Un israeliano ucciso ed almeno quindici feriti: questo il primo bilancio della esplosione di un razzo palestinese di tipo Grad ad Ashkelon sparato da Gaza. Lo ha riferito la radio militare.
08:41 Razzo palestinese colpisce Ashkelon. Ucciso un israeliano
Un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza è esploso nel centro della città israeliana di Ashkelon, dove avrebbe ucciso una persona. Ci sarebbero anche alcuni feriti. Secondo le prime informazioni, almeno un ferito è grave e diverse persone sono in stato di shock. In mattinata altri razzi sono stati sparati da Gaza verso insediamenti agricoli nel Neghev occidentale. Questi attacchi non hanno però provocato vittime.
08:31 Barak: nessun nesso con insediamento Obama ed elezioni in Israele
Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha negato che la cosiddetta 'Operazione Piombo Fuso', sia stata decisa per risolvere il problema Gaza prima dell'insediamento alla Casa Bianca del nuovo presidente Usa Barak Obama, previsto per il 20 gennaio, e prima delle elezioni israeliane, in programma per febbraio. "Chi fa un simile ragionamento sbaglia", ha detto. In un'altra intervista a Fox News, Barak ieri ha non ha escluso che ai raid aerei di ieri possa seguire un'offensiva di terra, se questa dovesse essere necessaria.
08:29 Nasrallah mobilita Hezbollah nel sud del Libano
I combattenti del movimento sciita libanese Hezbollah sono stati messi in allerta nel sud del Libano. Lo ha detto stasera a Beirut il leader di Hezbollah, il sayyed Hassan Nasrallah, parlando in collegamento video a centinaia di persone riunite nella periferia meridionale della capitale libanese, tradizionale roccaforte del movimento sciita.
08:28 Obama parla con Rice e segue situazione
Il presidente eletto Usa Barack Obama ha parlato al telefono per otto minuti con il segretario di stato Condoleezza Rice della situazione a Gaza e in Asia del sud. Lo ha reso noto un suo consigliere all'agenzia France Presse. Obama, secondo il suo portavoce per le questione di sicurezza nazionale, Brooke Anderson, "sorveglia da vicino gli avvenimenti mondiali, compresa la situazione a Gaza".
08:27 Barak a Bbc: "Non avevamo altra scelta"
Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha detto che Israele ha fatto il possibile per evitare la nuova offensiva scatenata ieri contro la Striscia di Gaza ma che l'atteggiamento di Hamas non ha lasciato alternative. "Hamas ha violato ripetutamente la tregua, li abbiamo avvertiti più volte attraverso vari canali e alla fine non ci hanno lasciato scelta", ha detto il ministro della difesa in una intervista alla rete televisiva britannica BBC World.
08:25 Abu Mazen: si sarebbe potuto evitare il massacro di Gaza
Se le fazioni palestinesi avessero continuato il dialogo, si sarebbe potuto evitare il massacro di Gaza. Lo ha affermato il presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen), in una conferenza stampa al Cairo con il ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit.
08:24 Israele richiama i riservisti
Il governo israeliano ha autorizzato oggi il richiamo alle armi di 6.500 riservisti, sia di unità combattenti sia della protezione civile. Lo ha riferito oggi a Gerusalemme una fonte governativa a conclusione della riunione del consiglio dei ministri. In precedenza il ministro della difesa Ehud Barak non aveva escluso la possibilità di un'operazione di terra, oltre a quella dell'aviazione in corso da ieri, contro Hamas.
08:24 Hamas minaccia di uccidere esponenti del governo israeliano
In ritorsione agli attacchi di Israele nella Striscia di Gaza che in due giorni hanno causato quasi 300 morti, Hamas minaccia di uccidere esponenti del governo israeliano. Lo riferisce il quotidiano israeliano Haaretz nel suo sito internet. Fatah Hamad, un alto dirigente del movimento islamico palestinese, ha dichiarato che ad essere presi di mira per primi saranno il ministro degli esteri Tzipi Livni e quello della difesa Ehud Barak.
08:23 Cina: "Scioccata e seriamente preoccupata per operazioni militari"
La Cina "è scioccata e seriamente preoccupata per le operazioni militari in corso a Gaza, che hanno causato un gran numero di morti e feriti - afferma il vicepremier cinese Li Keqiang in un comunicato -, e chiede con forza che le parti in causa cessino immediatamente le loro operazioni militari ed adottino misure realistiche per smorzare le tensioni a Gaza".
08:21 Papa: "Addolorato per morti e feriti"
La "Terrasanta...è nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza". Lo ha rilevato il Papa dopo l'Angelus, dicendosi "profondamente addolorato per i morti, i feriti, i danni materiali, le sofferenze e le lacrime delle popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e rappresaglie. La patria terrena di Gesù - ha aggiunto - non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue".
08:20 Gaza, bombardato ministero dell'Iterno di Hamas
L'aviazione israeliana ha bombardato la sede del ministero dell'Interno di Hamas a Gaza. Lo hanno riferito fonti vicine al movimento palestinese. Se confermato, si tratterebbe del primo attacco diretto contro un edificio del governo dall'inizio dell'offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza.
08:18 Onu, Ban Ki-moon in contatto con Olmert e leader arabi
Dopo l'appello alla fine delle violenze nella Striscia di Gaza lanciato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha avuto contatti telefonici con il premier israeliano Ehud Olmert, con i presidenti palestinese, Abu Mazen, egiziano, Hosni Mubarak, siriano, Bashar al-Assad, e con altri leader arabi. Il numero uno del Palazzo di Vetro si è anche consultato con il 'Quartetto di Madrid', i mediatori mediorientali di Ue, Usa, Onu e Russia.
08:17 Onu, Israele consente il transito di aiuti umanitari
Israele, aggiunge l'agenzia delle nazioni unite Ocha, ha consentito ieri, attraverso il valico di Kerem Shalom, il passaggio di 21 autocarri con aiuti umanitari: sette carichi di farmaci e materiale sanitario e 14 con grano e farina. Ocha tuttavia sottolinea che l'Unrwa, l'agenzia dell'Onu che assiste centinaia di migliaia di profughi palestinesi, continua a non avere scorte di grano nei suoi magazzini di Gaza.
08:15 Onu: 280 morti e 900 feriti
Le Nazioni unite stamane a Gerusalemme hanno diffuso, con un comunicato del portavoce di Ocha (united nations office for the coordination of humanitarian affairs), un primo bilancio ufficiale delle vittime civili palestinesi dei bombardamenti aerei israeliani, aggiornato alle ore 16 di ieri. Ocha riferisce che su 280 morti (in buona parte agenti della polizia civile), 20 sono bambini e 69 adulti, tra i quali 9 donne. I feriti sono almeno 900, dei quali 115 in condizioni critiche.
08:13 Gaza, colpita l'università islamica
I jet israeliani hanno colpito nelle ultime ore l'università islamica di gaza. Bersagliato anche un edificio governativo, centri chiave del potere di Hamas nella Striscia.
08:12 Gaza, rimasto ferito nei raid anche il caporale Gilad Shalit
Il caporale Gilad Shalit, ostaggio dei Miliziani palestinesi della striscia di gaza dal giugno 2006, sarebbe rimasto ferito durante uno dei raid dell'aviazione israeliana su Gaza. Lo ha riferito oggi la radio militare israeliana, citando una fonte di Hamas, secondo quanto riporta il sito web del quotidiano Hàaretz. La fonte ha detto anche che Hamas intende comunque proteggere il caporale israeliano.
08:10 Gaza, decine di raid aerei nella notte
L'aviazione israeliana ha lanciato decine di raid aerei sulla Striscia di Gaza durante la notte, uccidendo sette palestinesi, tra i quali sei bambini. Lo affermano fonti ospedaliere. Tra le vittime quattro bimbe di età comprese tra 1 e 12 anni che facevano parte di una stessa famiglia e abitavano presso la moschea della città di Jabaliya, obiettivo di uno dei raid.

lunedì 27 ottobre 2008

Congo reviolé

Il mondo si è fermato in Congo. Un Paese dove è nata una nuova parola: reviolé, ri-stuprata.Il più grande stupro di massa della Storia è in atto in Africa tra una notizia da Wall Street e un ribasso del Nikkei da Tokio. La signora Muhindo del "Centro di assistenza Olame" in Congo ha detto: "E' una vergogna non solo per il Congo, ma per tutta l'umanità".In Congo lo stupro è un'arma di guerra dal 1996, quando morirono cinque milioni di persone. Da allora è endemico. Usato da tutte le parti in conflitto.L'Occidente, come le stelle, resta a guardare. Una delle più importanti basi ONU si trova in Congo. Ha 17.000 soldati. Il loro mandato ufficiale è l'utilizzo di ogni mezzo per proteggere i civili. Ma non muovono un dito.Il governo centrale e i numerosi gruppi armati dell'est del Paese sono in conflitto permanente e decine di migliaia di donne, di qualunque età, sono sia le prede che le armi con cui si combatte.Molte di loro, sopravvissute ai conflitti precedenti, sono riviolentate, reviolè.La legge in Congo non prevede il reato di stupro. Essere stuprate con un fucile o sparate nella vagina non è contemplato dal codice penale. Vénantie Bisimua, fondatrice del "Network of Women for the Defence of Rights and Peace" in Congo spiega che il governo ha altre priorità. Le stesse degli Stati stranieri che attingono a piene mani dalle risorse minerarie del Congo e che non fanno nulla.Si combatte in Afghanistan e in Iraq per il petrolio. Si assiste ai massacri del Congo per non disturbare le multinazionali delle materie prime.Chi volesse aiutare le donne congolesi può mettersi in contatto con il "Social Aid For the Elimination of Rape (SAFER)" dell'Università di Toronto.
http://www.beppegrillo.it/2008/10/congo_reviole.html

venerdì 24 ottobre 2008

Aspettando il boia


Amnesty International presenta un nuovo rapporto sulla pena di morte in Nigeria
CS135: 21/10/2008
Nigeria, 2003: donne detenute nella prigione di Katsina © Amnesty International
In una conferenza stampa ad Abuja, Amnesty International ha presentato un nuovo rapporto sulla pena di morte in Nigeria, intitolato "Aspettando il boia", in cui sollecita il governo ad adottare un'immediata moratoria sulle esecuzioni. Nel rapporto si legge che centinaia di persone in attesa dell'esecuzione non hanno ricevuto un processo equo e potrebbero dunque essere innocenti. L'organizzazione per i diritti umani ha esposto un "campionario di fallimenti" del sistema giudiziario nigeriano, "dominato da corruzione, negligenza e una quasi criminale mancanza di risorse". Il rapporto è stato redatto in collaborazione con Legal defence and assistance project (Ledap), un'organizzazione legale nigeriana che promuove pratiche di buon governo e il primato della legge nel paese. "È davvero orribile immaginare quante persone innocenti siano già state e potrebbero ancora essere messe a morte. Il sistema giudiziario è pieno di lacune che possono avere effetti devastanti e, nel caso dei reati capitali, conseguenze mortali e irreversibili" - ha dichiarato Aster van Kregten, ricercatrice di Amnesty International sulla Nigeria. Di seguito alcune delle conclusioni più preoccupanti del rapporto di Amnesty International e Ledap:
confessioni: la maggior parte delle condanne a morte si basa unicamente su confessioni e queste sono spesso estorte con la tortura;
tortura: sebbene proibita, la polizia la pratica quotidianamente; quasi l'80 per cento della popolazione carceraria ha denunciato di essere stato picchiato, minacciato con le armi o torturato dalla polizia;
ritardi: i processi capitali posso durare oltre 10 anni, alcuni appelli sono in corso da 14, 17 o addirittura 24 anni;
negligenza: molti condannati a morte non possono presentare appello perché i loro fascicoli processuali sono andati persi;
condizioni: la vita nei bracci della morte è estremamente dura; i prigionieri che hanno esaurito gli appelli vengono posti in celle dalle quali assistono alle esecuzioni e, dopo un'impiccagione, vengono obbligati a pulire il cappio;
minorenni: nonostante il diritto internazionale vieti l'uso della pena di morte nei confronti di criminali minorenni, almeno 40 prigionieri in attesa dell'esecuzione avevano tra 13 e 17 anni al momento del presunto reato.
"La polizia lavora sotto pressione e con poche risorse e ciò la spinge a puntare quasi tutto sulle confessioni per 'risolvere' i casi, piuttosto che su indagini dispendiose" - ha commentato van Kregten. "La legge nigeriana prevede che una confessione estorta sotto pressione, minacce o tortura non possa essere usata come prova in tribunale. I giudici sanno che c'è un vasto ricorso alla tortura da parte della polizia, eppure continuano a infliggere condanne basate sulle confessioni, mandando incontro alla morte molti possibili innocenti" - ha aggiunto Chino Obiagwu, coordinatore nazionale di Ledap. A causa dell'elevata criminalità, la polizia è messa sotto pressione per fare arresti veloci. Talvolta, se non riesce ad arrestare un sospettato, prende la moglie o il fratello se non addirittura un testimone.
Il rapporto di Amnesty International racconta il caso di Jafar, 57 anni, in carcere dal 1984. Ha presentato appello contro la condanna a morte 24 anni fa ma, poiché il suo fascicolo è stato smarrito, è ancora in attesa che sia esaminato. "Non sono un rapinatore, ma un calzolaio. Ho acquistato un motorino da un tizio che l'aveva rubato. La polizia mi ha chiesto di testimoniare. Hanno preso l'uomo che me l'aveva venduto e gli hanno sparato. Da quel momento, io sono diventato il sospettato" - ha raccontato ad Amnesty International.
"Le centinaia di persone già messe a morte o in attesa di esecuzione hanno qualcosa in comune: sono poveri" - ha sottolineato Obiagwu. "Quando parliamo con i prigionieri nel braccio della morte, emerge chiaramente che la questione dell'innocenza o della colpevolezza è irrilevante per il sistema penale nigeriano. Dipende solo se sei in grado di pagare per tenerti alla larga da quel sistema: pagare la polizia perché indaghi adeguatamente sul tuo caso, pagare un avvocato che ti difenda, pagare qualcuno perché aggiunga il tuo nome all'elenco delle persone che possono ricevere la grazia. Chi ha minori risorse corre i rischi maggiori".
Molti prigionieri in attesa di processo o nel braccio della morte hanno riferito ad Amnesty International e a Ledap che la polizia al momento dell'arresto ha chiesto soldi per lasciarli andare; chi non era in grado di pagare è stato incriminato per rapina a mano armata. Altri prigionieri nel braccio della morte hanno detto di essere stati arrestati quando si erano recati a una stazione di polizia per denunciare un crimine cui avevano assistito. La polizia ha chiesto soldi per rilasciarli. In altri casi, la polizia chiede denaro per la benzina, senza la quale non può andare a trovare testimoni o esaminare alibi.
Ulteriori informazioni Alla fine di febbraio, nei bracci della morte della Nigeria si trovavano 736 persone (725 uomini e 11 donne), di cui almeno 40 minorenni all'epoca del presunto reato. Il 55 per cento delle condanne a morte si riferisce a omicidio, il 38 per cento a rapina a mano armata, l'8 per cento a furto. Un prigioniero si trova nel braccio della morte da 24 anni, sette da oltre 20 anni e 28 da oltre 15 anni. Il 47 per cento dei prigionieri è in attesa dell'esito dell'appello, un altro 41 per cento non ha mai presentato un appello contro la condanna a morte. Il 6 per cento di coloro che hanno presentato appello è in attesa dell'esito da oltre 20 anni, il 25 per cento da oltre 5 anni. Le esecuzioni in Nigeria sono avvolte dal segreto. Il governo non segnala ufficialmente esecuzioni dal 2002 sebbene sia emerso che almeno 7 prigionieri (tra cui 6 che non avevano mai presentato appello) siano stati messi a morte nel 2006.
Il rapporto in inglese "Aspettando il boia" è disponibile on line e presso l'Ufficio stampa di Amnesty International Italia.
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste: Amnesty International Italia - Ufficio stampa Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1413

martedì 30 settembre 2008

Mi hanno pestato

Immigrati
Parma,ghanese accusa Municipale: Mi hanno pestato -punto
Tornato a casa con un occhio nero. Sul verbale la scritta "negro"
Roma, 30 set. (Apcom) - L'hanno fermato all'uscita da scuola e l'hanno pestato: un piede sopra alla testa, le manette e poi le botte, anche all'interno della macchina di servizio. E' questa la denuncia di Bonsu Emmanuel Foster, un ragazzo ghanese di 22 anni, che accusa sette agenti della polizia municipale di Parma di averlo aggredito e insultato con ingiurie di carattere razzista. Ad avvalorare la sua testimonianza c'è la busta del Comune con i verbali del fermo consegnata alla famiglia, con sopra scritto "Emmanuel negro". Lo riporta il sito Repubblica.it, aggiungendo che l'aggressione sarebbe avvenuta ieri intorno alle 18 e trenta al parco cittadino ex Eridania e che il giovane riporta un occhio nero, una gamba malmessa e diverse lesioni.

L'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Una) del ministero delle Pari opportunità ha aperto un'inchiesta per far luce sull'episodio. Poi, nel primo pomeriggio, l'annuncio di un'inchiesta interna del Comune e un incontro tra l'assessore Monteverdi e i dirigenti della polizia municipale.

Sulla vicenda è immediatamente scoppiato il caso e l'opposizione ha accusato il Governo di esserne responsabile per aver creato un clima razzista. Per Loredana De Petris, esponente del Coordinamento nazionale dei Verdi, "il razzismo e l'odio per il diverso che si respira in Italia porta a situazioni come questa". Per Paolo Ferrero, del Prc, "il clima di intolleranza, di odio e di vera e propria istigazione al razzismo e alla xenofobia che questo governo ha messo in atto è la perfetta cornice per il ripetersi di episodi di razzismo". E se per Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Italia dei Valori, "troppe volte si è giocato con il fuoco, utilizzando toni incendiari che hanno fomentato la xenofobia", Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd, chiede che il ministro dell'Interno Roberto Maroni "chiarisca immediatamente l'accaduto".

Intanto il vicepresidente della commissione Libertà pubbliche dell'Europarlamento Giusto Catania (Prc) ha rivolto un'interrogazione alla Commissione Ue nella quale denuncia il caso sottolineando che é "il frutto del clima di intolleranza ormai diffuso nel Paese".

http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/09_settembre/30/immigrati%20%20parma%20ghanese%20accusa%20municipale%20%20mi%20hanno%20pestato%20-punto,16261190.html?pmk=nothpstr2

mercoledì 24 settembre 2008

Cina: latte, paura in Africa

Dipendenza dei piu' poveri dai prodotti cinesi
(ANSA)- DAKAR, 24 SET- Con la decisione del Togo e' salito a 6 il numero dei Paesi africani che hanno messo al bando il latte cinese per paura della contaminazione. Viene cosi' evidenziata in modo drammatico la quasi completa dipendenza dell'Africa piu' povera dai prodotti della Cina. Da sabato le importazioni di prodotti caseari sono stati messi al bando in Burundi, Gabon, Costa d'Avorio, Tanzania e Ghana, facendo dell'Africa il continente piu' colpito dalla 'paura melamina' dopo l'Asia

mercoledì 27 agosto 2008

Saccheggi e incendi di chiese, conventi e ospedali

India:sono 10 le vittime cattoliche
Saccheggi e incendi di chiese, conventi e ospedali

(ANSA) - NEW DELHI, 27 AGO - Sono salite a dieci le vittime cristiane degli scontri tra la comunita' induista e quella cattolica in Orissa. Lo riferisce l'agenzia di stampa della conferenza episcopale indiana. Il governo locale ha imposto il coprifuoco e ha dato ordine alla polizia di sparare a vista, ma uomini armati continuano a incendiare e saccheggiare chiese, conventi, centri sociali cristiani, istituzioni e abitazioni di religiosi, ostelli e anche ospedali cattolici.

http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/08_agosto/27/india_sono_10_le_vittime_cattoliche,15862540.html

martedì 26 agosto 2008

Un sogno atteso cent'anni

di Federico Rampini
dal blog "Estremo Occidente", La Repubblica, 9 Agosto 2008


“Abbiamo atteso cent’anni / per arrivare a questo momento. Ora siamo pronti / e il mondo è pronto”. Sono le otto di sera a Pechino, il magnifico stadio Nido d’Uccello vibra commosso sulle note di questa canzone. E’ l’istante in cui appare alla tribuna d’onore il presidente Hu Jintao, circondato dai potenti della terra. Per la prima volta in vita sua il freddo, impenetrabile leader cinese è accolto con un boato. L’urlo di trionfo straripa dallo stadio, fa tremare tutta Pechino, risuona in mondovisione davanti a miliardi di telespettatori.

Inizia così la travolgente festa olimpica della Cina. Per quattro ore di pura felicità questa nazione grida al mondo: “Ce l’abbiamo fatta, guardate che cosa siamo diventati”. La canzone continua: “Avete percorso diecimila chilometri / per venire a questo appuntamento / ora condividete la nostra gioia”. Sotto la sublime regìa del maestro Zhang Yimou la Cina mette in scena il meglio di sé: una favola magica, l’immagine maestosa e serena che vuole proiettare nel mondo. Sfarzo ed eleganza, emozione e raffinatezza, tradizione e tecnologia.

Se per molti la Repubblica Popolare evoca solo la potenza economica, grazie ai miracoli di bravura di un esercito di attori, musicisti e ballerini appaiono d’incanto i simboli di una civiltà antica, colta, ricca di valori. Su un rotolo di bambù lungo quanto lo stadio volteggiano danzatori che con i corpi disegnano squisiti ideogrammi. Duemila e otto cantori nel costume antico dei percussori di Fu battono tamburi illuminati come cristalli liquidi di un display elettronico. Intanto decine di cubi ondeggiano al centro dell’arena, sorgono e si abbassano quasi mimando la crescita dei grattacieli che hanno proiettato Pechino verso altezze smisurate. Sui grandi schermi le parole di Confucio: “I nostri amici sono giunti da lontano, e noi siamo felici”.

La scena densa del significato più potente è La Via della Seta Marittima. Eserciti di marinai antichi muovono in sincronia lunghissimi remi, evocano la flotta maestosa con cui la dinastia Ming esplorò gli oceani molto prima delle esplorazioni navali europee. Appaiono d’incanto i simboli delle principali invenzioni che la Cina partorì con largo anticipo sull’Occidente: la carta, la stampa, la bussola, la polvere da sparo. Un messaggio allusivo: sono stati a lungo i più grandi, oggi tornano a occupare il posto che fu già loro.

Non sono ipnotizzati solo i 90.000 spettatori nel Nido d’Uccello. Il patriottismo non è monopolio dei ricchi. Anche nelle campagne povere dove l’antenna satellitare arriva prima dell’acqua potabile, in tanti condividono la festa olimpica. Il genio artistico e la perfezione coreografica, la modernità hi-tech e l’equilibrio melodioso del tai-chi condensano nello spettacolo stupefacente una lezione di storia. Col fiato sospeso, inebriati di fronte a tante bellezze, gli stranieri intuiscono una Cina rappacificata con il proprio passato. Confucio che fu maledetto e ripudiato dal maoismo, ora è additato come il vero maestro, l’Eterno.

Nel XXI secolo la Repubblica Popolare riaffonda con orgoglio le sue radici nella magnificenza dell’Impero Celeste. La società armoniosa, quell’ideale di convivenza ordinata e stabile che il partito comunista pretende di incarnare, è la riscoperta di un progetto millenario. Prodigiosi danzatori, acrobati, musicisti e cantanti, volgono lo sguardo verso Hu Jintao e il Politburo comunista al gran completo: il nuovo sovrano illuminato, il benevolo tiranno, il padre autoritario di una nazione tornata ad essere grande e fiera. I variopinti balletti delle minoranze etniche dai deliziosi costumi colorati raccontano una comunità nazionale unita sotto la salda guida del partito comunista, senza tensioni culturali né religiose fra tibetani e uiguri, miao e yi, hakka e cinesi han.

Noi sappiamo che le favole non sono vere, e la realtà cinese è gonfia di ingiustizie. Ma durante quattro ore di pura poesia tutti sono contagiati dalla formidabile energia, dalla fede nell’avvenire: la bambina col grembiule rosso che si alza nel cielo rincorrendo un aquilone è la metafora di una immensa nazione giovane che corre alla conquista del futuro. Giovanissimi anche le migliaia di volontari che ci hanno accolti, un’organizzazione efficiente e gentile, divertita e sorridente. Grazie a loro la polizia non si è vista: mai uno stadio europeo riceve una folla così sterminata con così pochi agenti. Certo si nuota in un’oceano di propaganda.

Green Olympics, le Olimpiadi dell’ambiente, ce le illustra un fantastico balletto di omini verdi che volteggiano attorno a un pianista: suona un pianoforte bianchissimo. Via via i ballerini si illuminano di candide fosforescenze, diventano stelle, il mosaico umano si trasforma in colomba della pace. Sul grande schermo una poesia dedicata al cambiamento climatico: “I ghiacciai si sciolgono / La terra si restringe / Gli uccelli scompaiono / Piantiamo alberi / La terra tornerà verde / Il cielo tornerà blu / Vedremo di nuovo la primavera”. Il cielo sullo stadio è gonfio di smog, come sempre. Non basta il genio dell’artista e la sua meravigliosa allucinazione per chiudere il divario tra aspirazioni e realtà. Ma la sera dell’8 agosto 2008 va in scena il sogno cinese: la certezza che tutte le sfide saranno vinte da questo popolo, anche le più terribili.

“Abbiamo atteso cent’anni”: il leitmotiv non è retorico, tocca una corda sensibile nel cuore dei cinesi. Per un secolo questa civiltà plurimillenaria precipitò nel declino, fu aggredita e umiliata da altre potenze. Dubitò di se stessa, avvinta dai complessi d’inferiorità. Il secolo delle umiliazioni è finito, i cinesi vogliono guardare il mondo a testa alta. E’ significativo che a interpretare questo stato d’animo il regime abbia chiamato Zhang Yimou. Da giovane fu un regista di rottura, perseguitato dalla censura per i suoi film, denunce delle ingiustizie sociali. Nella maturità è diventato il cantore del revival neoimperiale. Incarna il destino di una generazione. Finita la contestazione, ha accettato il patto sociale proposto da questo regime. I sacrifici sui diritti politici sono pesanti.

Altri risultati hanno reso accettabile quel prezzo. Una volta liberate le energie materiali della società civile, il progresso è prodigioso. La Cina ha ritrovato la sicurezza in se stessa. Potenza che si vuole tranquilla, sceglie di affermarsi non più nelle guerre o esportando la rivoluzione sulla punta dei fucili, ma attraverso la competizione economica. O sportiva.

In una prova di fair play, l’applauso più lungo prima della delegazione cinese viene riservato a quella americana, la grande rivale.

Un’altra coreografia abile ha “disegnato” la tribuna d’onore. Dietro Hu Jintao ci sono Bush (per la prima volta nella storia un presidente americano assiste a un’Olimpiade fuori dal suo paese), Putin, Sarkozy, il premier giapponese Fukuda, Sonia Gandhi, Lula. Tutti i governanti della terra. E fra loro il vecchio Henry Kissinger. Il protagonista della diplomazia del ping pong. Il regista del disgelo tra Cina e Stati Uniti, con lo storico vertice Nixon-Mao nel 1972. I dirigenti cinesi lo hanno voluto in bella vista. Una presenza esemplare: misura la grande distanza percorsa da quando la Repubblica Popolare era isolata, accerchiata.

Queste Olimpiadi devono anche cancellare un altro ricordo, molto più recente: Piazza Tienanmen. Anche nel 1989, per l’orrore provocato dal massacro degli studenti, Pechino si ritrovò in un angolo, colpita da embargo, reproba tra le nazioni.
L’elenco sterminato degli statisti stranieri accalcati in tribuna d’onore è un verdetto: missione compiuta.