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Libertà
Questo blog vuole essere un'antologia sulla libertà. E' dedicato a tutti coloro che credono che la Libertà sia assolutamente necessaria allo sviluppo della nostra civiltà, tormentata ancora da ogni genere di sopruso, guerre, torture e ingiustizie sociali
venerdì 13 giugno 2014
martedì 26 ottobre 2010
Haiti
da Repubblica.it
Haiti, 250 le vittime del colera
Haiti, 250 le vittime del colera
ma l'epidemia rallenta
Ancora allarme a Port-au-Prince dopo l'ondata di contagi. Oltre tremila ricoverati. I sanitari temono una nuova crisi nelle tendopoli dove gli sfollati del terremoto sono centinaia di migliaia
PORT-AU-PRINCE - Sono 250 le vittime del colera ad Haiti, ma il numero di nuovi casi di infezioni e di decessi è cominciato a diminuire, facendo sperare che l'epidemia sia stata contenuta. I dati forniti dal direttore generale del dipartimento della Sanità di Haiti Gabriel Thimote indicano 33 decessi nelle ultime 24 ore, un dato considerato dalle autorità incoraggiante. Il diffondersi della malattia ''e' limitato a un perimetro ben definito'' nella regione settentrionale del fiume Artibonite e a parte dell'area centrale, ha detto il ministro degli Esteri Marie-Michèle Rey.
Si continua a temere tuttavia che una nuova crisi sanitaria scoppi nelle tendopoli di Port-au-Prince, dove centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni estremamente precarie dopo il terremoto di gennaio. Per ora, nella capitale sono stati registrati solo 5 casi. Secondo l'ultimo bollettino ufficiale, sono state inoltre ricoverate 3.115 persone che presentano i sintomi della malattia infettiva di origine intestinale.
Venerdì scorso, il ministero della Sanità ha lanciato un appello alla missione Onu presente nel paese perché si assuma l'incarico di distribuire i medicinali forniti dalle istituzioni internazionali. Il governo canadese ha offerto un ospedale militare, mentre gli stati uniti sono pronti a montare ospedali da campo.
martedì 13 luglio 2010
la paura di essere aggredite
Rapporto di Amnesty International sul Kenya: la paura di essere aggredite rende le donne prigioniere nelle loro case
CS065: 07/07/2010
Mukuru Kwa Njenga, insediamento informale nei pressi dell'area industriale di Nairobi © Amnesty International
Le donne e le ragazze degli insediamenti abitativi precari di Nairobi, la capitale del Kenya, vivono nella costante minaccia di subire violenza sessuale e per questo rinunciano spesso a uscire dalle loro case per usare i servizi igienici e i bagni pubblici. È quanto denunciato oggi da Amnesty International, in un nuovo rapporto intitolato "Sicurezza e dignità negate: la vita delle donne negli insediamenti abitativi precari di Nairobi".
Il rapporto spiega come il mancato inserimento di queste aree nei progetti e nei finanziamenti di sviluppo urbano abbia significato un accesso inadeguato ai servizi igienici, cosa che colpisce in modo particolarmente duro le donne che vi risiedono.
"Queste donne diventano prigioniere nelle loro case durante la notte e talvolta anche prima del tramonto. Poiché necessitano di maggiore riservatezza rispetto agli uomini per andare in bagno o fare una doccia, l'inaccessibilità di questi servizi le pone a rischio di stupro e le costringe a restare intrappolate in casa" - ha dichiarato Godfrey Odongo, ricercatore di Amnesty International sull'Africa orientale. "Il fatto che non siano in grado neanche di accedere ai pochi servizi pubblici igienici esistenti le espone al rischio di malattie".
La situazione è aggravata dall'assenza di forze di polizia negli insediamenti abitativi precari. Quando le donne subiscono violenza, è improbabile che riescano a ottenere giustizia. A Kibera, l'insediamento più grande di Nairobi con un milione di abitanti, non c'è un posto di polizia.
"Avevo sempre sottovalutato la minaccia della violenza. Andavo abitualmente alle latrine, salvo quando si era fatto troppo tardi. Questo fino a due mesi fa quando ho rischiato di essere stuprata" - ha dichiarato Amina, 19 anni, dell'insediamento abitativo precario di Mathare.
Alle 7 di sera, Amina è stata circondata da quattro uomini, che l'hanno picchiata e spogliata. Solo le sue grida, che hanno richiamato l'attenzione dei vicini, hanno scongiurato lo stupro. Sebbene conoscesse uno degli uomini, Amina non lo ha denunciato per timore di ritorsioni.
Nell'impossibilità di lasciare le loro case di una sola stanza dopo il tramonto, molte abitanti degli insediamenti informali ricorrono alle "toilette volanti", buste di plastica che vengono poi lanciate fuori per disfarsi del contenuto. Le precarie condizioni igieniche in cui vivono, dovute anche alla grande quantità di escrementi umani depositati all'aperto a causa dell'inadeguato accesso ai servizi igienici, contribuiscono direttamente all'insorgere di malattie e agli elevati costi delle spese mediche.
Altre donne hanno raccontato ad Amnesty International quanto sia umiliante lavarsi di fronte ai parenti e ai bambini.
Anche alla luce del giorno, i bagni pubblici sono scarsi e molto lontani. Secondo fonti ufficiali, solo il 24 per cento degli abitanti degli insediamenti informali di Nairobi ha accesso a servizi igienici in casa.
Nonostante alcuni elementi positivi, le politiche adottate del Kenya riguardo ai risultati prefissati dagli Obiettivi di sviluppo del millennio non tengono conto delle specifiche necessità delle donne che vanno incontro alla violenza a causa della mancanza di servizi igienici adeguati e non affrontano la mancata applicazione delle direttive che impongono ai proprietari delle case e dei terreni di fornire questi servizi.
"C'è una differenza profonda tra quello che il governo dice di voler fare e quello che succede ogni giorno negli insediamenti abitativi precari" - ha sottolineato Odongo. "Le politiche nazionali del Kenya riconoscono il diritto ai servizi igienici, attraverso leggi e regolamenti in vigore. Tuttavia, a causa di decenni di mancato riconoscimento ufficiale degli insediamenti, in queste aree quelle leggi e quei regolamenti non vengono applicati, permettendo ai proprietari delle case e dei terreni di evitare ogni sanzione per non aver messo a disposizione bagni e docce".
Nonostante le politiche nazionali sulla terra, l'incertezza sui titoli legali costituisce a sua volta un problema perdurante per gli abitanti e fa sì che i proprietari delle case e dei terreni non abbiano alcun incentivo a fornire servizi igienici adeguati e a incrementare le misure di sicurezza.
Amnesty International chiede al governo del Kenya di rendere più vincolanti le norme che impongono ai proprietari di costruire servizi igienici e bagni negli insediamenti, anche attraverso contributi economici ai proprietari non in grado di sostenerne i costi.
Il governo deve inoltre adottare misure immediate per migliorare la sicurezza, l'illuminazione e le attività di polizia e garantire che le autorità competenti agiscano in modo coordinato per migliorare la fornitura di acqua e di servizi igienici negli insediamenti.
Ulteriori informazioni
Entrambi i rapporti fanno parte della campagna globale "Io pretendo dignità", che intende porre fine alle violazioni dei diritti umani che creano e acuiscono la povertà. Nell'ambito di questa campagna, Amnesty International chiede a tutti i governi di porre fine agli sgomberi forzati, garantire eguale accesso ai servizi pubblici per le persone che vivono negli insediamenti abitativi precari e assicurarne la partecipazione attiva alle decisioni riguardanti le loro vite.
giovedì 9 aprile 2009
Diritti delle minoranze Rom
Hillary Clinton difende i diritti delle minoranze rom in Europa
Washington, 9 apr. (Apcom) - Parole di impegno e un appello alla tolleranza sono stati pronunciati da Hillary Clinton in difesa dei diritti delle popolazioni rom in Europa.
Con un messaggio video disponibile sul web il segretario di stato americano ricorda le violenze e le persecuzioni sofferte da queste minoranze: "Molti rom continuano a vivere ai margini della società - spiega Clinton in occasione della Giornata mondiale dei Rom (8-9 aprile) - e molti continuano ad essere vittime di violenze, discriminazioni e altre violazioni dei diritti dell'uomo".
"Troppo spesso non dispongono di documenti di identità che ne indichino la cittadinanza, ciò che impedisce loro di votare, di beneficiare dei servizi sociali, dell'istruzione e di offerte di lavoro che permetterebbero una partecipazione più attiva alla vita del paese in cui abitano", sostiene Clinton nel video disponibile sul sito internet "Dipnote" del Dipartimento di stato.
I governi europei hanno una "responsabilità specifica" di fronte a questa situazione, insiste Clinton nel messaggio: "Ho potuto vedere direttamente la miseria dei Rom, in particolare delle donne e dei bambini, quando ho visitato le comunità rom in Europa centrale e orientale", quando era la First-lady.
Fino a fine giugno, la Serbia presiede il Decennio per l'Integrazione dei Rom (2005-2015), un'iniziativa che raggruppa diversi paesi d'Europa per favorire l'integrazione delle popolazioni rom.
L'8 aprile si celebra in tutto il mondo il Romano Dives, la giornata internazionale della nazione Rom, in ricordo dell'8 aprile 1971 quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rom e si costituì la Romani Union, la prima associazione mondiale dei Rom riconosciuta dall'ONU nel 1979.
Washington, 9 apr. (Apcom) - Parole di impegno e un appello alla tolleranza sono stati pronunciati da Hillary Clinton in difesa dei diritti delle popolazioni rom in Europa.
Con un messaggio video disponibile sul web il segretario di stato americano ricorda le violenze e le persecuzioni sofferte da queste minoranze: "Molti rom continuano a vivere ai margini della società - spiega Clinton in occasione della Giornata mondiale dei Rom (8-9 aprile) - e molti continuano ad essere vittime di violenze, discriminazioni e altre violazioni dei diritti dell'uomo".
"Troppo spesso non dispongono di documenti di identità che ne indichino la cittadinanza, ciò che impedisce loro di votare, di beneficiare dei servizi sociali, dell'istruzione e di offerte di lavoro che permetterebbero una partecipazione più attiva alla vita del paese in cui abitano", sostiene Clinton nel video disponibile sul sito internet "Dipnote" del Dipartimento di stato.
I governi europei hanno una "responsabilità specifica" di fronte a questa situazione, insiste Clinton nel messaggio: "Ho potuto vedere direttamente la miseria dei Rom, in particolare delle donne e dei bambini, quando ho visitato le comunità rom in Europa centrale e orientale", quando era la First-lady.
Fino a fine giugno, la Serbia presiede il Decennio per l'Integrazione dei Rom (2005-2015), un'iniziativa che raggruppa diversi paesi d'Europa per favorire l'integrazione delle popolazioni rom.
L'8 aprile si celebra in tutto il mondo il Romano Dives, la giornata internazionale della nazione Rom, in ricordo dell'8 aprile 1971 quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rom e si costituì la Romani Union, la prima associazione mondiale dei Rom riconosciuta dall'ONU nel 1979.
martedì 6 gennaio 2009
Bombe su scuole Onu
Gaza.Bombe su scuole Onu, civili disperati: "ci uccidono ovunque"
Cinque palestinesi morti. Unrwa: c'erano le nostre bandiere
Gaza, 6 gen. (Apcom) - La bandiera dell'Onu non sventola più sulla scuola di Asma, al campo profughi palestinese di Shati, nella città di Gaza. L'istituto, che era gestito dall'Unrwa, è stato bombardato stamane dall'aviazione israeliana. Come un altro a Khan Younis. Mahmoud Khalil è rimasto deluso. E terrorizzato.
Cercava un posto sicuro per i suoi cinque figli e alla fine aveva deciso: la scuola gestita dall'Onu, quello era uno dei pochi luoghi che Tsahal avrebbe lasciato intatti nella Striscia di Gaza. Si sbagliava, Khalil. Le bombe israeliane non hanno fatto alcuna distinzione, cinque palestinesi sono morti. "Ci uccidono ovunque. Se possono bombardare le moschee, se possono uccidere i bambini più piccoli, se possono far saltare in aria il nostro parlamento, perché dovrebbero avere cura delle scuole? Non si preoccupano di quello che pensa l'Onu, non si preoccupano di quello che pensa il mondo intero", si è sfogato Khalil.
Tre palestinesi hanno perso la vita nel raid aereo di Tsahal contro la scuola Asma, nel campo profughi di Shati. Un bilancio che sarebbe potuto essere molto più grave. Secondo il portavoce dell'Onu, Adnane Abu Hasna, 450 persone si erano rifugiate nella scuola per sfuggire ai bombardamenti che avevano colpito altri quartieri della città. E a Khan Younis, nel sud della Striscia, un obice ha colpito l'entrata di una seconda scuola uccidendo due persone la cui identità non è stata ancora stabilita, hanno riferito fonti mediche.
Eppure le scuole "erano chiaramente identificate come edifici dell'Onu", ha chiarito il portavoce delle Nazioni Unite, Christopher Gunnes. "L'Unrwa protesta vigorosamente per queste vittime presso le autorità israeliane e chiede l'apertura di un'inchiesta immediata e imparziale".
I bambini di Khalil sono ancora in salvo. "Ma dopo ciò che hanno visto sono terrorizzati", ha spiegato il 38enne meccanico palestinese. "Ci sono state esplosioni vicino alla nostra casa. Ogni cosa è in rovina. Israele ha avvertito di fuggire, di trovare riparo, perché bombarderà le nostre case". Già, fuggire. Ma dove? In altre occasioni, ricorda il Guardian, ci si indirizzava verso il confine, sperando di arrivare sani e salvi. Adesso non si può. Gli abitanti della città di Gaza sono isolati, "la loro casa è diventata la loro prigione, non c'è alcuna via di uscita".
I bambini di Khalil continueranno a nascondersi nelle scuole dell'Onu. Almeno 17 istituti scolastici della regione sono stati trasformati in un riparo di fortuna per oltre 5.000 palestinesi. Ma non c'è alcuna garanzia: nove di queste si trovano al campo profughi di Jabaliya, dove i combattimenti sono particolarmente furiosi. E poi a Rafah, dove l'aviazione israeliana continua a bombardare i tunnel per il contrabbando di armi con l'Egitto. "Metteremo una grande bandiera dell'Onu. Speriamo che Israele la rispetti. Stiamo cercando di contattare le autorità dello stato ebraico per farglielo sapere".
http://notizie.alice.it/notizie/top_news/2009/01_gennaio/06/gaza_bombe_su_scuole_onu_civili_disperati_ci_uccidono_ovunque,17457752.html
Cinque palestinesi morti. Unrwa: c'erano le nostre bandiere
Gaza, 6 gen. (Apcom) - La bandiera dell'Onu non sventola più sulla scuola di Asma, al campo profughi palestinese di Shati, nella città di Gaza. L'istituto, che era gestito dall'Unrwa, è stato bombardato stamane dall'aviazione israeliana. Come un altro a Khan Younis. Mahmoud Khalil è rimasto deluso. E terrorizzato.
Cercava un posto sicuro per i suoi cinque figli e alla fine aveva deciso: la scuola gestita dall'Onu, quello era uno dei pochi luoghi che Tsahal avrebbe lasciato intatti nella Striscia di Gaza. Si sbagliava, Khalil. Le bombe israeliane non hanno fatto alcuna distinzione, cinque palestinesi sono morti. "Ci uccidono ovunque. Se possono bombardare le moschee, se possono uccidere i bambini più piccoli, se possono far saltare in aria il nostro parlamento, perché dovrebbero avere cura delle scuole? Non si preoccupano di quello che pensa l'Onu, non si preoccupano di quello che pensa il mondo intero", si è sfogato Khalil.
Tre palestinesi hanno perso la vita nel raid aereo di Tsahal contro la scuola Asma, nel campo profughi di Shati. Un bilancio che sarebbe potuto essere molto più grave. Secondo il portavoce dell'Onu, Adnane Abu Hasna, 450 persone si erano rifugiate nella scuola per sfuggire ai bombardamenti che avevano colpito altri quartieri della città. E a Khan Younis, nel sud della Striscia, un obice ha colpito l'entrata di una seconda scuola uccidendo due persone la cui identità non è stata ancora stabilita, hanno riferito fonti mediche.
Eppure le scuole "erano chiaramente identificate come edifici dell'Onu", ha chiarito il portavoce delle Nazioni Unite, Christopher Gunnes. "L'Unrwa protesta vigorosamente per queste vittime presso le autorità israeliane e chiede l'apertura di un'inchiesta immediata e imparziale".
I bambini di Khalil sono ancora in salvo. "Ma dopo ciò che hanno visto sono terrorizzati", ha spiegato il 38enne meccanico palestinese. "Ci sono state esplosioni vicino alla nostra casa. Ogni cosa è in rovina. Israele ha avvertito di fuggire, di trovare riparo, perché bombarderà le nostre case". Già, fuggire. Ma dove? In altre occasioni, ricorda il Guardian, ci si indirizzava verso il confine, sperando di arrivare sani e salvi. Adesso non si può. Gli abitanti della città di Gaza sono isolati, "la loro casa è diventata la loro prigione, non c'è alcuna via di uscita".
I bambini di Khalil continueranno a nascondersi nelle scuole dell'Onu. Almeno 17 istituti scolastici della regione sono stati trasformati in un riparo di fortuna per oltre 5.000 palestinesi. Ma non c'è alcuna garanzia: nove di queste si trovano al campo profughi di Jabaliya, dove i combattimenti sono particolarmente furiosi. E poi a Rafah, dove l'aviazione israeliana continua a bombardare i tunnel per il contrabbando di armi con l'Egitto. "Metteremo una grande bandiera dell'Onu. Speriamo che Israele la rispetti. Stiamo cercando di contattare le autorità dello stato ebraico per farglielo sapere".
http://notizie.alice.it/notizie/top_news/2009/01_gennaio/06/gaza_bombe_su_scuole_onu_civili_disperati_ci_uccidono_ovunque,17457752.html
lunedì 5 gennaio 2009
Crisi umanitaria a Gaza
Cresce la preoccupazione per la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, isolata da giorni, senza acqua, elettricità e generi alimentari. Medici senza Frontiere spiega ha lanciato un appello urgente per medici specializzati in chirurgia vascolare. Save the children denuncia che le violenze hanno finora causato la morte di almeno 87 bambini e che le famiglie devono fare i conti con la mancanza di cibo, acqua potabile, elettricità e riscaldamento, con rischi di ipotermia soprattutto per i neonati. L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Antonio Guterres ha lanciato un appello per ricordare il diritto universale di chi fugge dalla guerra e cerca rifugio in altri Stati, e ha richiamato i Paesi confinanti al dovere di garantire l'ingresso sul proprio territorio in sicurezza ai civili in fuga. Il mondo arabo si mobilita: l'Iran ha chiesto all'Egitto di aprire un ospedale da campo sul suo territorio vicino alla Striscia di Gaza. La regina Rania di Giordania ha sollecitato i governi a rispondere all'appello dell'agenzia Onu per l'aiuto ai rifugiati palestinesi (Unrwa), che ha chiesto 34 milioni di dollari per rispondere ai bisogni immediati della popolazione di Gaza.
lunedì 29 dicembre 2008
Il massacro di gaza
Gaza, continua l'offensiva di IsraeleI medici: 331 morti e 250 feriti graviL'aviazione israeliana ha lanciato decine di raid aerei sulla Striscia durante la notte. Tra le vittime anche sei bambini palestinesi. Ferito il caporale Gilad Shalit, ostaggio dei miliziani di Hamas dal giugno 2006. Una vittima israeliana per un razzo sulla cittadina di Ashkelon. Secondo fonti mediche palestinesi almeno 1400 persone sono state ferite nei raid e di queste circa 800 sono state ricoverate. L'esercito israeliano ha dichiarato "zona militare chiusa" l'area attorno al confine con la Striscia di Gaza.
11:43 Gaza, secondo fonti mediche 331 morti e 250 feriti gravi
Sono 331 i palestinesi rimasti finora uccisi negli attacchi israeliani su Gaza, giunti ormai al terzo giorno. Lo ha dichiarato Mùawia Hassanein, capo dei servizi sanitari della Striscia, aggiungendo che vi sono 250 feriti in condizioni gravi che necessitano cure urgenti in ospedali in Egitto o in Israele. Almeno 1400 persone sono state ferite nei raid e di queste circa 800 sono state ricoverate, anche se ormai mancano i posti letto.
11:38 Gaza, blitz di commando israeliani
Piccole unità di commando israeliane hanno cominciato a operare dentro la striscia di Gaza attuando rapidi raid prima di allontanarsi, secondo il sito internet israeliano di intelligence Debka, che cita fonti militari. I Rambo israeliani sono sbucati in posti di comando di Hamas, colpendo inoltre vie di comunicazione e gruppi di miliziani impegnati a lanciare razzi contro Israele. Il compito di queste unità scelte, afferma Debka, è duplice: marcare obiettivi chiave per successivi attacchi aerei e spianare la strada a una prossima vasta incursione di mezzi blindati.
11:22 Gaza, oltre 20 razzi sparati dalla Striscia
Sono oltre 20 i razzi sparati oggi dalla Striscia di Gaza sul Neghev israeliano. I miliziani palestinesi hanno indirizzato i loro colpi sulle città israeliane di Ashqelon, Sderot e Netivot, che sono state centrate a ripetizione. Nella città di Beer Sheva il municipio ha ordinato l'apertura dei rifugi. Il bilancio è di un israeliano ucciso e di una ventina di feriti. I campi agricoli israeliani vicini alla striscia di Gaza (dove spesso esplodono colpi di mortaio) sono stati proclamati "zona militare chiusa".
11:08 Barak: "Israele impegnata in guerra senza quartiere"
Israele e' in una ''guerra senza quartiere contro Hamas''. E' quanto ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak. ''Non abbiamo nulla contro gli abitanti di Gaza, ma siamo impegnati in una guerra senza quartiere contro Hamas e i suoi mandatari'', ha affermato.
11:06 Bagdad, manifestazione contro attacco israeliano
Circa un migliaio di iracheni sciiti hanno manifestato a Bagdad contro i raid israeliani. I dimostranti, seguaci del leader religioso radicale Moqtada Al Sadr hanno cantato slogan antiamericane e bruciato bandiere israeliane e Usa. Anche il partito del premier iracheno Nouri al-Maliki ha diffuso un documento di condanna dell'attacco israeliano e ha invitato i Paesi islamici a rompere le relazioni con israele.
10:57 Barak a Knesset: "Operazione estesa secondo necessità"
La operazione "Piombo Fuso" in corso sulla Striscia di Gaza "sarà estesa e approfondita, secondo le necessità", ha detto alla Knesset (parlamento) il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak. Nel suo intervento Barak ha ribadito che Israele si prefigge di "assestare un duro colpo a Hamas" mentre cerca di non colpire gli abitanti di Gaza, che, ha detto, "non rappresentano un obiettivo di alcun tipo". Per questa ragione, ha detto, Israele ha autorizzato il trasferimento a Gaza di aiuti umanitari.
10:47 Caritas: "Basta bombardamenti, troppe vittime innocenti"
''Bisogna assolutamente che cessino i bombardamenti, perché sono già troppe le vittime innocenti. Noi condanniamo ogni violenza: i razzi lanciati dalla striscia di Gaza, ma anche gli attuali bombardamenti. Così vi saranno solo ulteriori spirali di violenza. Ci addolora che ancora una volta l'unico linguaggio sia quello delle armi''. Questo l'appello alla comunità internazionale del Direttore di Caritas Gerusalemme, Claudette Habbash. Anche padre Firas, parroco di Aboud, vicino a Ramallah, conferma che la tensione è altissima.
10:01 Gaza, Israele decreta zona militare chiusa presso Sderot
L'esercito israeliano ha dichiarato "zona militare chiusa" l'area attorno al confine con la Striscia di Gaza. Lo ha riferito un portavoce di Tsahal, secondo il quale la mossa prevede la chiusura al traffico di tutte le strade della zona (con la sola eccezione dei residenti). In passato, iniziative di questo genere sono state prese in vista dell'avvio di operazioni militari di terra. Nel frattempo nel Neghev occidentale continuano ad esplodere razzi palestinesi.
09:51 Israele apre valico Kerem Shalom per aiuti verso Gaza
Le autorità israeliane hanno disposto l'apertura temporanea del valico di Kerem Shalom per consentire il passaggio di rifornimenti destinati alla popolazione della Striscia di Gaza, colpita dai bombardamenti israeliani. Lo ha riferito un portavoce dell'esercito israeliano, Peter Lerner, secondo il quale il confine è stato riaperto per far transitare un'ottantina di camion che trasportavano cibo e medicinali. I valichi di Karni e Nahal Oz, nel nord del territorio controllato da Hamas, rimarranno, invece, chiusi contrariamente a quanto previsto.
09:36 Ashkelon, missile ha centrato un cantiere della città.
Il missile che ha colpito stammane la città di Ashkelon, ha centrato un cantiere della città. La maggior parte dei feriti, in tutto 14, sono lavoratori provenienti da Manda, un villaggio della Galilea. Cinque di loro sono gravi, quattro hanno ferite modeste; lievi i rimanenti cinque. Sono almeno nove i razzi caduti stamane su Israele: cinque hanno colpito Ashkelon, gli altri quattro diverse città del Negev occidentale. Nessuna vittima o danno è stato registrato nelle altre località. Ieri sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza in tutto una quarantina di razzi su Israele.
09:22 Ancora razzi sulle città israeliane di Ashkelon e di Sderot
Proseguono le esplosioni di razzi nelle città israeliane di Ashkelon e di Sderot. Lo riferisce la radio militare. Nel frattempo si è appreso che l'israeliano rimasto ucciso nel primo attacco palestinese ad Ashqelon è un manovale beduino, originario del Neghev. Due giorni fa un altro israeliano era stato ucciso dalla esplosione di un razzo a Netivot, nel Neghev.
09:15 Agenzia Onu, almeno 51 civili tra le vittime
Sono almeno 51 i civili morti nei due giorni di bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. E' la stima dell'agenzia delle Nazioni Unite per l'Aiuto ai rifugiati palestinesi (Unrwa), basata sulle visite condotte dal personale Onu negli ospedali e nei centri medici nel territorio palestinese controllato da Hamas. Secondo il portavoce dell'Unrwa, Christopher Gunness, si tratta di un bilancio "certamente" destinato a salire. Secondo fonti palestinesi sono in tutto 310 le vittime dei raid israeliani; 1.400 i feriti.
08:59 Gaza, colpito ufficio del leader di Hamas Haniyeh
L'ufficio del leader di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh è stato colpito la scorsa notte dall'aviazione israeliana. Lo riferisce il portavoce militare. Nella nottata l'aviazione e la marina militare hanno colpito anche altri obiettivi di Hamas, ha aggiunto il portavoce, fra cui laboratori utilizzati per la produzione di armi e di esplosivi.In una intervista alla radio militare il viceministro della difesa Matan Vilnay ha escluso che Israele abbia ieri tentato di uccidere Haniyeh. "Se avessimo voluto eliminarlo, lo avremmo fatto" ha osservato.
08:49 Ashkelon, un morto e 15 feriti
Un israeliano ucciso ed almeno quindici feriti: questo il primo bilancio della esplosione di un razzo palestinese di tipo Grad ad Ashkelon sparato da Gaza. Lo ha riferito la radio militare.
08:41 Razzo palestinese colpisce Ashkelon. Ucciso un israeliano
Un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza è esploso nel centro della città israeliana di Ashkelon, dove avrebbe ucciso una persona. Ci sarebbero anche alcuni feriti. Secondo le prime informazioni, almeno un ferito è grave e diverse persone sono in stato di shock. In mattinata altri razzi sono stati sparati da Gaza verso insediamenti agricoli nel Neghev occidentale. Questi attacchi non hanno però provocato vittime.
08:31 Barak: nessun nesso con insediamento Obama ed elezioni in Israele
Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha negato che la cosiddetta 'Operazione Piombo Fuso', sia stata decisa per risolvere il problema Gaza prima dell'insediamento alla Casa Bianca del nuovo presidente Usa Barak Obama, previsto per il 20 gennaio, e prima delle elezioni israeliane, in programma per febbraio. "Chi fa un simile ragionamento sbaglia", ha detto. In un'altra intervista a Fox News, Barak ieri ha non ha escluso che ai raid aerei di ieri possa seguire un'offensiva di terra, se questa dovesse essere necessaria.
08:29 Nasrallah mobilita Hezbollah nel sud del Libano
I combattenti del movimento sciita libanese Hezbollah sono stati messi in allerta nel sud del Libano. Lo ha detto stasera a Beirut il leader di Hezbollah, il sayyed Hassan Nasrallah, parlando in collegamento video a centinaia di persone riunite nella periferia meridionale della capitale libanese, tradizionale roccaforte del movimento sciita.
08:28 Obama parla con Rice e segue situazione
Il presidente eletto Usa Barack Obama ha parlato al telefono per otto minuti con il segretario di stato Condoleezza Rice della situazione a Gaza e in Asia del sud. Lo ha reso noto un suo consigliere all'agenzia France Presse. Obama, secondo il suo portavoce per le questione di sicurezza nazionale, Brooke Anderson, "sorveglia da vicino gli avvenimenti mondiali, compresa la situazione a Gaza".
08:27 Barak a Bbc: "Non avevamo altra scelta"
Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha detto che Israele ha fatto il possibile per evitare la nuova offensiva scatenata ieri contro la Striscia di Gaza ma che l'atteggiamento di Hamas non ha lasciato alternative. "Hamas ha violato ripetutamente la tregua, li abbiamo avvertiti più volte attraverso vari canali e alla fine non ci hanno lasciato scelta", ha detto il ministro della difesa in una intervista alla rete televisiva britannica BBC World.
08:25 Abu Mazen: si sarebbe potuto evitare il massacro di Gaza
Se le fazioni palestinesi avessero continuato il dialogo, si sarebbe potuto evitare il massacro di Gaza. Lo ha affermato il presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen), in una conferenza stampa al Cairo con il ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit.
08:24 Israele richiama i riservisti
Il governo israeliano ha autorizzato oggi il richiamo alle armi di 6.500 riservisti, sia di unità combattenti sia della protezione civile. Lo ha riferito oggi a Gerusalemme una fonte governativa a conclusione della riunione del consiglio dei ministri. In precedenza il ministro della difesa Ehud Barak non aveva escluso la possibilità di un'operazione di terra, oltre a quella dell'aviazione in corso da ieri, contro Hamas.
08:24 Hamas minaccia di uccidere esponenti del governo israeliano
In ritorsione agli attacchi di Israele nella Striscia di Gaza che in due giorni hanno causato quasi 300 morti, Hamas minaccia di uccidere esponenti del governo israeliano. Lo riferisce il quotidiano israeliano Haaretz nel suo sito internet. Fatah Hamad, un alto dirigente del movimento islamico palestinese, ha dichiarato che ad essere presi di mira per primi saranno il ministro degli esteri Tzipi Livni e quello della difesa Ehud Barak.
08:23 Cina: "Scioccata e seriamente preoccupata per operazioni militari"
La Cina "è scioccata e seriamente preoccupata per le operazioni militari in corso a Gaza, che hanno causato un gran numero di morti e feriti - afferma il vicepremier cinese Li Keqiang in un comunicato -, e chiede con forza che le parti in causa cessino immediatamente le loro operazioni militari ed adottino misure realistiche per smorzare le tensioni a Gaza".
08:21 Papa: "Addolorato per morti e feriti"
La "Terrasanta...è nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza". Lo ha rilevato il Papa dopo l'Angelus, dicendosi "profondamente addolorato per i morti, i feriti, i danni materiali, le sofferenze e le lacrime delle popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e rappresaglie. La patria terrena di Gesù - ha aggiunto - non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue".
08:20 Gaza, bombardato ministero dell'Iterno di Hamas
L'aviazione israeliana ha bombardato la sede del ministero dell'Interno di Hamas a Gaza. Lo hanno riferito fonti vicine al movimento palestinese. Se confermato, si tratterebbe del primo attacco diretto contro un edificio del governo dall'inizio dell'offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza.
08:18 Onu, Ban Ki-moon in contatto con Olmert e leader arabi
Dopo l'appello alla fine delle violenze nella Striscia di Gaza lanciato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha avuto contatti telefonici con il premier israeliano Ehud Olmert, con i presidenti palestinese, Abu Mazen, egiziano, Hosni Mubarak, siriano, Bashar al-Assad, e con altri leader arabi. Il numero uno del Palazzo di Vetro si è anche consultato con il 'Quartetto di Madrid', i mediatori mediorientali di Ue, Usa, Onu e Russia.
08:17 Onu, Israele consente il transito di aiuti umanitari
Israele, aggiunge l'agenzia delle nazioni unite Ocha, ha consentito ieri, attraverso il valico di Kerem Shalom, il passaggio di 21 autocarri con aiuti umanitari: sette carichi di farmaci e materiale sanitario e 14 con grano e farina. Ocha tuttavia sottolinea che l'Unrwa, l'agenzia dell'Onu che assiste centinaia di migliaia di profughi palestinesi, continua a non avere scorte di grano nei suoi magazzini di Gaza.
08:15 Onu: 280 morti e 900 feriti
Le Nazioni unite stamane a Gerusalemme hanno diffuso, con un comunicato del portavoce di Ocha (united nations office for the coordination of humanitarian affairs), un primo bilancio ufficiale delle vittime civili palestinesi dei bombardamenti aerei israeliani, aggiornato alle ore 16 di ieri. Ocha riferisce che su 280 morti (in buona parte agenti della polizia civile), 20 sono bambini e 69 adulti, tra i quali 9 donne. I feriti sono almeno 900, dei quali 115 in condizioni critiche.
08:13 Gaza, colpita l'università islamica
I jet israeliani hanno colpito nelle ultime ore l'università islamica di gaza. Bersagliato anche un edificio governativo, centri chiave del potere di Hamas nella Striscia.
08:12 Gaza, rimasto ferito nei raid anche il caporale Gilad Shalit
Il caporale Gilad Shalit, ostaggio dei Miliziani palestinesi della striscia di gaza dal giugno 2006, sarebbe rimasto ferito durante uno dei raid dell'aviazione israeliana su Gaza. Lo ha riferito oggi la radio militare israeliana, citando una fonte di Hamas, secondo quanto riporta il sito web del quotidiano Hàaretz. La fonte ha detto anche che Hamas intende comunque proteggere il caporale israeliano.
08:10 Gaza, decine di raid aerei nella notte
L'aviazione israeliana ha lanciato decine di raid aerei sulla Striscia di Gaza durante la notte, uccidendo sette palestinesi, tra i quali sei bambini. Lo affermano fonti ospedaliere. Tra le vittime quattro bimbe di età comprese tra 1 e 12 anni che facevano parte di una stessa famiglia e abitavano presso la moschea della città di Jabaliya, obiettivo di uno dei raid.
11:43 Gaza, secondo fonti mediche 331 morti e 250 feriti gravi
Sono 331 i palestinesi rimasti finora uccisi negli attacchi israeliani su Gaza, giunti ormai al terzo giorno. Lo ha dichiarato Mùawia Hassanein, capo dei servizi sanitari della Striscia, aggiungendo che vi sono 250 feriti in condizioni gravi che necessitano cure urgenti in ospedali in Egitto o in Israele. Almeno 1400 persone sono state ferite nei raid e di queste circa 800 sono state ricoverate, anche se ormai mancano i posti letto.
11:38 Gaza, blitz di commando israeliani
Piccole unità di commando israeliane hanno cominciato a operare dentro la striscia di Gaza attuando rapidi raid prima di allontanarsi, secondo il sito internet israeliano di intelligence Debka, che cita fonti militari. I Rambo israeliani sono sbucati in posti di comando di Hamas, colpendo inoltre vie di comunicazione e gruppi di miliziani impegnati a lanciare razzi contro Israele. Il compito di queste unità scelte, afferma Debka, è duplice: marcare obiettivi chiave per successivi attacchi aerei e spianare la strada a una prossima vasta incursione di mezzi blindati.
11:22 Gaza, oltre 20 razzi sparati dalla Striscia
Sono oltre 20 i razzi sparati oggi dalla Striscia di Gaza sul Neghev israeliano. I miliziani palestinesi hanno indirizzato i loro colpi sulle città israeliane di Ashqelon, Sderot e Netivot, che sono state centrate a ripetizione. Nella città di Beer Sheva il municipio ha ordinato l'apertura dei rifugi. Il bilancio è di un israeliano ucciso e di una ventina di feriti. I campi agricoli israeliani vicini alla striscia di Gaza (dove spesso esplodono colpi di mortaio) sono stati proclamati "zona militare chiusa".
11:08 Barak: "Israele impegnata in guerra senza quartiere"
Israele e' in una ''guerra senza quartiere contro Hamas''. E' quanto ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak. ''Non abbiamo nulla contro gli abitanti di Gaza, ma siamo impegnati in una guerra senza quartiere contro Hamas e i suoi mandatari'', ha affermato.
11:06 Bagdad, manifestazione contro attacco israeliano
Circa un migliaio di iracheni sciiti hanno manifestato a Bagdad contro i raid israeliani. I dimostranti, seguaci del leader religioso radicale Moqtada Al Sadr hanno cantato slogan antiamericane e bruciato bandiere israeliane e Usa. Anche il partito del premier iracheno Nouri al-Maliki ha diffuso un documento di condanna dell'attacco israeliano e ha invitato i Paesi islamici a rompere le relazioni con israele.
10:57 Barak a Knesset: "Operazione estesa secondo necessità"
La operazione "Piombo Fuso" in corso sulla Striscia di Gaza "sarà estesa e approfondita, secondo le necessità", ha detto alla Knesset (parlamento) il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak. Nel suo intervento Barak ha ribadito che Israele si prefigge di "assestare un duro colpo a Hamas" mentre cerca di non colpire gli abitanti di Gaza, che, ha detto, "non rappresentano un obiettivo di alcun tipo". Per questa ragione, ha detto, Israele ha autorizzato il trasferimento a Gaza di aiuti umanitari.
10:47 Caritas: "Basta bombardamenti, troppe vittime innocenti"
''Bisogna assolutamente che cessino i bombardamenti, perché sono già troppe le vittime innocenti. Noi condanniamo ogni violenza: i razzi lanciati dalla striscia di Gaza, ma anche gli attuali bombardamenti. Così vi saranno solo ulteriori spirali di violenza. Ci addolora che ancora una volta l'unico linguaggio sia quello delle armi''. Questo l'appello alla comunità internazionale del Direttore di Caritas Gerusalemme, Claudette Habbash. Anche padre Firas, parroco di Aboud, vicino a Ramallah, conferma che la tensione è altissima.
10:01 Gaza, Israele decreta zona militare chiusa presso Sderot
L'esercito israeliano ha dichiarato "zona militare chiusa" l'area attorno al confine con la Striscia di Gaza. Lo ha riferito un portavoce di Tsahal, secondo il quale la mossa prevede la chiusura al traffico di tutte le strade della zona (con la sola eccezione dei residenti). In passato, iniziative di questo genere sono state prese in vista dell'avvio di operazioni militari di terra. Nel frattempo nel Neghev occidentale continuano ad esplodere razzi palestinesi.
09:51 Israele apre valico Kerem Shalom per aiuti verso Gaza
Le autorità israeliane hanno disposto l'apertura temporanea del valico di Kerem Shalom per consentire il passaggio di rifornimenti destinati alla popolazione della Striscia di Gaza, colpita dai bombardamenti israeliani. Lo ha riferito un portavoce dell'esercito israeliano, Peter Lerner, secondo il quale il confine è stato riaperto per far transitare un'ottantina di camion che trasportavano cibo e medicinali. I valichi di Karni e Nahal Oz, nel nord del territorio controllato da Hamas, rimarranno, invece, chiusi contrariamente a quanto previsto.
09:36 Ashkelon, missile ha centrato un cantiere della città.
Il missile che ha colpito stammane la città di Ashkelon, ha centrato un cantiere della città. La maggior parte dei feriti, in tutto 14, sono lavoratori provenienti da Manda, un villaggio della Galilea. Cinque di loro sono gravi, quattro hanno ferite modeste; lievi i rimanenti cinque. Sono almeno nove i razzi caduti stamane su Israele: cinque hanno colpito Ashkelon, gli altri quattro diverse città del Negev occidentale. Nessuna vittima o danno è stato registrato nelle altre località. Ieri sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza in tutto una quarantina di razzi su Israele.
09:22 Ancora razzi sulle città israeliane di Ashkelon e di Sderot
Proseguono le esplosioni di razzi nelle città israeliane di Ashkelon e di Sderot. Lo riferisce la radio militare. Nel frattempo si è appreso che l'israeliano rimasto ucciso nel primo attacco palestinese ad Ashqelon è un manovale beduino, originario del Neghev. Due giorni fa un altro israeliano era stato ucciso dalla esplosione di un razzo a Netivot, nel Neghev.
09:15 Agenzia Onu, almeno 51 civili tra le vittime
Sono almeno 51 i civili morti nei due giorni di bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. E' la stima dell'agenzia delle Nazioni Unite per l'Aiuto ai rifugiati palestinesi (Unrwa), basata sulle visite condotte dal personale Onu negli ospedali e nei centri medici nel territorio palestinese controllato da Hamas. Secondo il portavoce dell'Unrwa, Christopher Gunness, si tratta di un bilancio "certamente" destinato a salire. Secondo fonti palestinesi sono in tutto 310 le vittime dei raid israeliani; 1.400 i feriti.
08:59 Gaza, colpito ufficio del leader di Hamas Haniyeh
L'ufficio del leader di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh è stato colpito la scorsa notte dall'aviazione israeliana. Lo riferisce il portavoce militare. Nella nottata l'aviazione e la marina militare hanno colpito anche altri obiettivi di Hamas, ha aggiunto il portavoce, fra cui laboratori utilizzati per la produzione di armi e di esplosivi.In una intervista alla radio militare il viceministro della difesa Matan Vilnay ha escluso che Israele abbia ieri tentato di uccidere Haniyeh. "Se avessimo voluto eliminarlo, lo avremmo fatto" ha osservato.
08:49 Ashkelon, un morto e 15 feriti
Un israeliano ucciso ed almeno quindici feriti: questo il primo bilancio della esplosione di un razzo palestinese di tipo Grad ad Ashkelon sparato da Gaza. Lo ha riferito la radio militare.
08:41 Razzo palestinese colpisce Ashkelon. Ucciso un israeliano
Un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza è esploso nel centro della città israeliana di Ashkelon, dove avrebbe ucciso una persona. Ci sarebbero anche alcuni feriti. Secondo le prime informazioni, almeno un ferito è grave e diverse persone sono in stato di shock. In mattinata altri razzi sono stati sparati da Gaza verso insediamenti agricoli nel Neghev occidentale. Questi attacchi non hanno però provocato vittime.
08:31 Barak: nessun nesso con insediamento Obama ed elezioni in Israele
Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha negato che la cosiddetta 'Operazione Piombo Fuso', sia stata decisa per risolvere il problema Gaza prima dell'insediamento alla Casa Bianca del nuovo presidente Usa Barak Obama, previsto per il 20 gennaio, e prima delle elezioni israeliane, in programma per febbraio. "Chi fa un simile ragionamento sbaglia", ha detto. In un'altra intervista a Fox News, Barak ieri ha non ha escluso che ai raid aerei di ieri possa seguire un'offensiva di terra, se questa dovesse essere necessaria.
08:29 Nasrallah mobilita Hezbollah nel sud del Libano
I combattenti del movimento sciita libanese Hezbollah sono stati messi in allerta nel sud del Libano. Lo ha detto stasera a Beirut il leader di Hezbollah, il sayyed Hassan Nasrallah, parlando in collegamento video a centinaia di persone riunite nella periferia meridionale della capitale libanese, tradizionale roccaforte del movimento sciita.
08:28 Obama parla con Rice e segue situazione
Il presidente eletto Usa Barack Obama ha parlato al telefono per otto minuti con il segretario di stato Condoleezza Rice della situazione a Gaza e in Asia del sud. Lo ha reso noto un suo consigliere all'agenzia France Presse. Obama, secondo il suo portavoce per le questione di sicurezza nazionale, Brooke Anderson, "sorveglia da vicino gli avvenimenti mondiali, compresa la situazione a Gaza".
08:27 Barak a Bbc: "Non avevamo altra scelta"
Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha detto che Israele ha fatto il possibile per evitare la nuova offensiva scatenata ieri contro la Striscia di Gaza ma che l'atteggiamento di Hamas non ha lasciato alternative. "Hamas ha violato ripetutamente la tregua, li abbiamo avvertiti più volte attraverso vari canali e alla fine non ci hanno lasciato scelta", ha detto il ministro della difesa in una intervista alla rete televisiva britannica BBC World.
08:25 Abu Mazen: si sarebbe potuto evitare il massacro di Gaza
Se le fazioni palestinesi avessero continuato il dialogo, si sarebbe potuto evitare il massacro di Gaza. Lo ha affermato il presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen), in una conferenza stampa al Cairo con il ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit.
08:24 Israele richiama i riservisti
Il governo israeliano ha autorizzato oggi il richiamo alle armi di 6.500 riservisti, sia di unità combattenti sia della protezione civile. Lo ha riferito oggi a Gerusalemme una fonte governativa a conclusione della riunione del consiglio dei ministri. In precedenza il ministro della difesa Ehud Barak non aveva escluso la possibilità di un'operazione di terra, oltre a quella dell'aviazione in corso da ieri, contro Hamas.
08:24 Hamas minaccia di uccidere esponenti del governo israeliano
In ritorsione agli attacchi di Israele nella Striscia di Gaza che in due giorni hanno causato quasi 300 morti, Hamas minaccia di uccidere esponenti del governo israeliano. Lo riferisce il quotidiano israeliano Haaretz nel suo sito internet. Fatah Hamad, un alto dirigente del movimento islamico palestinese, ha dichiarato che ad essere presi di mira per primi saranno il ministro degli esteri Tzipi Livni e quello della difesa Ehud Barak.
08:23 Cina: "Scioccata e seriamente preoccupata per operazioni militari"
La Cina "è scioccata e seriamente preoccupata per le operazioni militari in corso a Gaza, che hanno causato un gran numero di morti e feriti - afferma il vicepremier cinese Li Keqiang in un comunicato -, e chiede con forza che le parti in causa cessino immediatamente le loro operazioni militari ed adottino misure realistiche per smorzare le tensioni a Gaza".
08:21 Papa: "Addolorato per morti e feriti"
La "Terrasanta...è nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza". Lo ha rilevato il Papa dopo l'Angelus, dicendosi "profondamente addolorato per i morti, i feriti, i danni materiali, le sofferenze e le lacrime delle popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e rappresaglie. La patria terrena di Gesù - ha aggiunto - non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue".
08:20 Gaza, bombardato ministero dell'Iterno di Hamas
L'aviazione israeliana ha bombardato la sede del ministero dell'Interno di Hamas a Gaza. Lo hanno riferito fonti vicine al movimento palestinese. Se confermato, si tratterebbe del primo attacco diretto contro un edificio del governo dall'inizio dell'offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza.
08:18 Onu, Ban Ki-moon in contatto con Olmert e leader arabi
Dopo l'appello alla fine delle violenze nella Striscia di Gaza lanciato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha avuto contatti telefonici con il premier israeliano Ehud Olmert, con i presidenti palestinese, Abu Mazen, egiziano, Hosni Mubarak, siriano, Bashar al-Assad, e con altri leader arabi. Il numero uno del Palazzo di Vetro si è anche consultato con il 'Quartetto di Madrid', i mediatori mediorientali di Ue, Usa, Onu e Russia.
08:17 Onu, Israele consente il transito di aiuti umanitari
Israele, aggiunge l'agenzia delle nazioni unite Ocha, ha consentito ieri, attraverso il valico di Kerem Shalom, il passaggio di 21 autocarri con aiuti umanitari: sette carichi di farmaci e materiale sanitario e 14 con grano e farina. Ocha tuttavia sottolinea che l'Unrwa, l'agenzia dell'Onu che assiste centinaia di migliaia di profughi palestinesi, continua a non avere scorte di grano nei suoi magazzini di Gaza.
08:15 Onu: 280 morti e 900 feriti
Le Nazioni unite stamane a Gerusalemme hanno diffuso, con un comunicato del portavoce di Ocha (united nations office for the coordination of humanitarian affairs), un primo bilancio ufficiale delle vittime civili palestinesi dei bombardamenti aerei israeliani, aggiornato alle ore 16 di ieri. Ocha riferisce che su 280 morti (in buona parte agenti della polizia civile), 20 sono bambini e 69 adulti, tra i quali 9 donne. I feriti sono almeno 900, dei quali 115 in condizioni critiche.
08:13 Gaza, colpita l'università islamica
I jet israeliani hanno colpito nelle ultime ore l'università islamica di gaza. Bersagliato anche un edificio governativo, centri chiave del potere di Hamas nella Striscia.
08:12 Gaza, rimasto ferito nei raid anche il caporale Gilad Shalit
Il caporale Gilad Shalit, ostaggio dei Miliziani palestinesi della striscia di gaza dal giugno 2006, sarebbe rimasto ferito durante uno dei raid dell'aviazione israeliana su Gaza. Lo ha riferito oggi la radio militare israeliana, citando una fonte di Hamas, secondo quanto riporta il sito web del quotidiano Hàaretz. La fonte ha detto anche che Hamas intende comunque proteggere il caporale israeliano.
08:10 Gaza, decine di raid aerei nella notte
L'aviazione israeliana ha lanciato decine di raid aerei sulla Striscia di Gaza durante la notte, uccidendo sette palestinesi, tra i quali sei bambini. Lo affermano fonti ospedaliere. Tra le vittime quattro bimbe di età comprese tra 1 e 12 anni che facevano parte di una stessa famiglia e abitavano presso la moschea della città di Jabaliya, obiettivo di uno dei raid.
lunedì 27 ottobre 2008
Congo reviolé
Il mondo si è fermato in Congo. Un Paese dove è nata una nuova parola: reviolé, ri-stuprata.Il più grande stupro di massa della Storia è in atto in Africa tra una notizia da Wall Street e un ribasso del Nikkei da Tokio. La signora Muhindo del "Centro di assistenza Olame" in Congo ha detto: "E' una vergogna non solo per il Congo, ma per tutta l'umanità".In Congo lo stupro è un'arma di guerra dal 1996, quando morirono cinque milioni di persone. Da allora è endemico. Usato da tutte le parti in conflitto.L'Occidente, come le stelle, resta a guardare. Una delle più importanti basi ONU si trova in Congo. Ha 17.000 soldati. Il loro mandato ufficiale è l'utilizzo di ogni mezzo per proteggere i civili. Ma non muovono un dito.Il governo centrale e i numerosi gruppi armati dell'est del Paese sono in conflitto permanente e decine di migliaia di donne, di qualunque età, sono sia le prede che le armi con cui si combatte.Molte di loro, sopravvissute ai conflitti precedenti, sono riviolentate, reviolè.La legge in Congo non prevede il reato di stupro. Essere stuprate con un fucile o sparate nella vagina non è contemplato dal codice penale. Vénantie Bisimua, fondatrice del "Network of Women for the Defence of Rights and Peace" in Congo spiega che il governo ha altre priorità. Le stesse degli Stati stranieri che attingono a piene mani dalle risorse minerarie del Congo e che non fanno nulla.Si combatte in Afghanistan e in Iraq per il petrolio. Si assiste ai massacri del Congo per non disturbare le multinazionali delle materie prime.Chi volesse aiutare le donne congolesi può mettersi in contatto con il "Social Aid For the Elimination of Rape (SAFER)" dell'Università di Toronto.
http://www.beppegrillo.it/2008/10/congo_reviole.html
http://www.beppegrillo.it/2008/10/congo_reviole.html
venerdì 24 ottobre 2008
Aspettando il boia
Amnesty International presenta un nuovo rapporto sulla pena di morte in Nigeria
CS135: 21/10/2008
Nigeria, 2003: donne detenute nella prigione di Katsina © Amnesty International
In una conferenza stampa ad Abuja, Amnesty International ha presentato un nuovo rapporto sulla pena di morte in Nigeria, intitolato "Aspettando il boia", in cui sollecita il governo ad adottare un'immediata moratoria sulle esecuzioni. Nel rapporto si legge che centinaia di persone in attesa dell'esecuzione non hanno ricevuto un processo equo e potrebbero dunque essere innocenti. L'organizzazione per i diritti umani ha esposto un "campionario di fallimenti" del sistema giudiziario nigeriano, "dominato da corruzione, negligenza e una quasi criminale mancanza di risorse". Il rapporto è stato redatto in collaborazione con Legal defence and assistance project (Ledap), un'organizzazione legale nigeriana che promuove pratiche di buon governo e il primato della legge nel paese. "È davvero orribile immaginare quante persone innocenti siano già state e potrebbero ancora essere messe a morte. Il sistema giudiziario è pieno di lacune che possono avere effetti devastanti e, nel caso dei reati capitali, conseguenze mortali e irreversibili" - ha dichiarato Aster van Kregten, ricercatrice di Amnesty International sulla Nigeria. Di seguito alcune delle conclusioni più preoccupanti del rapporto di Amnesty International e Ledap:
confessioni: la maggior parte delle condanne a morte si basa unicamente su confessioni e queste sono spesso estorte con la tortura;
tortura: sebbene proibita, la polizia la pratica quotidianamente; quasi l'80 per cento della popolazione carceraria ha denunciato di essere stato picchiato, minacciato con le armi o torturato dalla polizia;
ritardi: i processi capitali posso durare oltre 10 anni, alcuni appelli sono in corso da 14, 17 o addirittura 24 anni;
negligenza: molti condannati a morte non possono presentare appello perché i loro fascicoli processuali sono andati persi;
condizioni: la vita nei bracci della morte è estremamente dura; i prigionieri che hanno esaurito gli appelli vengono posti in celle dalle quali assistono alle esecuzioni e, dopo un'impiccagione, vengono obbligati a pulire il cappio;
minorenni: nonostante il diritto internazionale vieti l'uso della pena di morte nei confronti di criminali minorenni, almeno 40 prigionieri in attesa dell'esecuzione avevano tra 13 e 17 anni al momento del presunto reato.
"La polizia lavora sotto pressione e con poche risorse e ciò la spinge a puntare quasi tutto sulle confessioni per 'risolvere' i casi, piuttosto che su indagini dispendiose" - ha commentato van Kregten. "La legge nigeriana prevede che una confessione estorta sotto pressione, minacce o tortura non possa essere usata come prova in tribunale. I giudici sanno che c'è un vasto ricorso alla tortura da parte della polizia, eppure continuano a infliggere condanne basate sulle confessioni, mandando incontro alla morte molti possibili innocenti" - ha aggiunto Chino Obiagwu, coordinatore nazionale di Ledap. A causa dell'elevata criminalità, la polizia è messa sotto pressione per fare arresti veloci. Talvolta, se non riesce ad arrestare un sospettato, prende la moglie o il fratello se non addirittura un testimone.
Il rapporto di Amnesty International racconta il caso di Jafar, 57 anni, in carcere dal 1984. Ha presentato appello contro la condanna a morte 24 anni fa ma, poiché il suo fascicolo è stato smarrito, è ancora in attesa che sia esaminato. "Non sono un rapinatore, ma un calzolaio. Ho acquistato un motorino da un tizio che l'aveva rubato. La polizia mi ha chiesto di testimoniare. Hanno preso l'uomo che me l'aveva venduto e gli hanno sparato. Da quel momento, io sono diventato il sospettato" - ha raccontato ad Amnesty International.
"Le centinaia di persone già messe a morte o in attesa di esecuzione hanno qualcosa in comune: sono poveri" - ha sottolineato Obiagwu. "Quando parliamo con i prigionieri nel braccio della morte, emerge chiaramente che la questione dell'innocenza o della colpevolezza è irrilevante per il sistema penale nigeriano. Dipende solo se sei in grado di pagare per tenerti alla larga da quel sistema: pagare la polizia perché indaghi adeguatamente sul tuo caso, pagare un avvocato che ti difenda, pagare qualcuno perché aggiunga il tuo nome all'elenco delle persone che possono ricevere la grazia. Chi ha minori risorse corre i rischi maggiori".
Molti prigionieri in attesa di processo o nel braccio della morte hanno riferito ad Amnesty International e a Ledap che la polizia al momento dell'arresto ha chiesto soldi per lasciarli andare; chi non era in grado di pagare è stato incriminato per rapina a mano armata. Altri prigionieri nel braccio della morte hanno detto di essere stati arrestati quando si erano recati a una stazione di polizia per denunciare un crimine cui avevano assistito. La polizia ha chiesto soldi per rilasciarli. In altri casi, la polizia chiede denaro per la benzina, senza la quale non può andare a trovare testimoni o esaminare alibi.
Ulteriori informazioni Alla fine di febbraio, nei bracci della morte della Nigeria si trovavano 736 persone (725 uomini e 11 donne), di cui almeno 40 minorenni all'epoca del presunto reato. Il 55 per cento delle condanne a morte si riferisce a omicidio, il 38 per cento a rapina a mano armata, l'8 per cento a furto. Un prigioniero si trova nel braccio della morte da 24 anni, sette da oltre 20 anni e 28 da oltre 15 anni. Il 47 per cento dei prigionieri è in attesa dell'esito dell'appello, un altro 41 per cento non ha mai presentato un appello contro la condanna a morte. Il 6 per cento di coloro che hanno presentato appello è in attesa dell'esito da oltre 20 anni, il 25 per cento da oltre 5 anni. Le esecuzioni in Nigeria sono avvolte dal segreto. Il governo non segnala ufficialmente esecuzioni dal 2002 sebbene sia emerso che almeno 7 prigionieri (tra cui 6 che non avevano mai presentato appello) siano stati messi a morte nel 2006.
Il rapporto in inglese "Aspettando il boia" è disponibile on line e presso l'Ufficio stampa di Amnesty International Italia.
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste: Amnesty International Italia - Ufficio stampa Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1413
martedì 30 settembre 2008
Mi hanno pestato
Immigrati
Parma,ghanese accusa Municipale: Mi hanno pestato -punto
Tornato a casa con un occhio nero. Sul verbale la scritta "negro"
Roma, 30 set. (Apcom) - L'hanno fermato all'uscita da scuola e l'hanno pestato: un piede sopra alla testa, le manette e poi le botte, anche all'interno della macchina di servizio. E' questa la denuncia di Bonsu Emmanuel Foster, un ragazzo ghanese di 22 anni, che accusa sette agenti della polizia municipale di Parma di averlo aggredito e insultato con ingiurie di carattere razzista. Ad avvalorare la sua testimonianza c'è la busta del Comune con i verbali del fermo consegnata alla famiglia, con sopra scritto "Emmanuel negro". Lo riporta il sito Repubblica.it, aggiungendo che l'aggressione sarebbe avvenuta ieri intorno alle 18 e trenta al parco cittadino ex Eridania e che il giovane riporta un occhio nero, una gamba malmessa e diverse lesioni.
L'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Una) del ministero delle Pari opportunità ha aperto un'inchiesta per far luce sull'episodio. Poi, nel primo pomeriggio, l'annuncio di un'inchiesta interna del Comune e un incontro tra l'assessore Monteverdi e i dirigenti della polizia municipale.
Sulla vicenda è immediatamente scoppiato il caso e l'opposizione ha accusato il Governo di esserne responsabile per aver creato un clima razzista. Per Loredana De Petris, esponente del Coordinamento nazionale dei Verdi, "il razzismo e l'odio per il diverso che si respira in Italia porta a situazioni come questa". Per Paolo Ferrero, del Prc, "il clima di intolleranza, di odio e di vera e propria istigazione al razzismo e alla xenofobia che questo governo ha messo in atto è la perfetta cornice per il ripetersi di episodi di razzismo". E se per Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Italia dei Valori, "troppe volte si è giocato con il fuoco, utilizzando toni incendiari che hanno fomentato la xenofobia", Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd, chiede che il ministro dell'Interno Roberto Maroni "chiarisca immediatamente l'accaduto".
Intanto il vicepresidente della commissione Libertà pubbliche dell'Europarlamento Giusto Catania (Prc) ha rivolto un'interrogazione alla Commissione Ue nella quale denuncia il caso sottolineando che é "il frutto del clima di intolleranza ormai diffuso nel Paese".
http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/09_settembre/30/immigrati%20%20parma%20ghanese%20accusa%20municipale%20%20mi%20hanno%20pestato%20-punto,16261190.html?pmk=nothpstr2
Parma,ghanese accusa Municipale: Mi hanno pestato -punto
Tornato a casa con un occhio nero. Sul verbale la scritta "negro"
Roma, 30 set. (Apcom) - L'hanno fermato all'uscita da scuola e l'hanno pestato: un piede sopra alla testa, le manette e poi le botte, anche all'interno della macchina di servizio. E' questa la denuncia di Bonsu Emmanuel Foster, un ragazzo ghanese di 22 anni, che accusa sette agenti della polizia municipale di Parma di averlo aggredito e insultato con ingiurie di carattere razzista. Ad avvalorare la sua testimonianza c'è la busta del Comune con i verbali del fermo consegnata alla famiglia, con sopra scritto "Emmanuel negro". Lo riporta il sito Repubblica.it, aggiungendo che l'aggressione sarebbe avvenuta ieri intorno alle 18 e trenta al parco cittadino ex Eridania e che il giovane riporta un occhio nero, una gamba malmessa e diverse lesioni.
L'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Una) del ministero delle Pari opportunità ha aperto un'inchiesta per far luce sull'episodio. Poi, nel primo pomeriggio, l'annuncio di un'inchiesta interna del Comune e un incontro tra l'assessore Monteverdi e i dirigenti della polizia municipale.
Sulla vicenda è immediatamente scoppiato il caso e l'opposizione ha accusato il Governo di esserne responsabile per aver creato un clima razzista. Per Loredana De Petris, esponente del Coordinamento nazionale dei Verdi, "il razzismo e l'odio per il diverso che si respira in Italia porta a situazioni come questa". Per Paolo Ferrero, del Prc, "il clima di intolleranza, di odio e di vera e propria istigazione al razzismo e alla xenofobia che questo governo ha messo in atto è la perfetta cornice per il ripetersi di episodi di razzismo". E se per Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Italia dei Valori, "troppe volte si è giocato con il fuoco, utilizzando toni incendiari che hanno fomentato la xenofobia", Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd, chiede che il ministro dell'Interno Roberto Maroni "chiarisca immediatamente l'accaduto".
Intanto il vicepresidente della commissione Libertà pubbliche dell'Europarlamento Giusto Catania (Prc) ha rivolto un'interrogazione alla Commissione Ue nella quale denuncia il caso sottolineando che é "il frutto del clima di intolleranza ormai diffuso nel Paese".
http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/09_settembre/30/immigrati%20%20parma%20ghanese%20accusa%20municipale%20%20mi%20hanno%20pestato%20-punto,16261190.html?pmk=nothpstr2
mercoledì 24 settembre 2008
Cina: latte, paura in Africa
Dipendenza dei piu' poveri dai prodotti cinesi
(ANSA)- DAKAR, 24 SET- Con la decisione del Togo e' salito a 6 il numero dei Paesi africani che hanno messo al bando il latte cinese per paura della contaminazione. Viene cosi' evidenziata in modo drammatico la quasi completa dipendenza dell'Africa piu' povera dai prodotti della Cina. Da sabato le importazioni di prodotti caseari sono stati messi al bando in Burundi, Gabon, Costa d'Avorio, Tanzania e Ghana, facendo dell'Africa il continente piu' colpito dalla 'paura melamina' dopo l'Asia
(ANSA)- DAKAR, 24 SET- Con la decisione del Togo e' salito a 6 il numero dei Paesi africani che hanno messo al bando il latte cinese per paura della contaminazione. Viene cosi' evidenziata in modo drammatico la quasi completa dipendenza dell'Africa piu' povera dai prodotti della Cina. Da sabato le importazioni di prodotti caseari sono stati messi al bando in Burundi, Gabon, Costa d'Avorio, Tanzania e Ghana, facendo dell'Africa il continente piu' colpito dalla 'paura melamina' dopo l'Asia
mercoledì 27 agosto 2008
Saccheggi e incendi di chiese, conventi e ospedali
India:sono 10 le vittime cattoliche
Saccheggi e incendi di chiese, conventi e ospedali
(ANSA) - NEW DELHI, 27 AGO - Sono salite a dieci le vittime cristiane degli scontri tra la comunita' induista e quella cattolica in Orissa. Lo riferisce l'agenzia di stampa della conferenza episcopale indiana. Il governo locale ha imposto il coprifuoco e ha dato ordine alla polizia di sparare a vista, ma uomini armati continuano a incendiare e saccheggiare chiese, conventi, centri sociali cristiani, istituzioni e abitazioni di religiosi, ostelli e anche ospedali cattolici.
http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/08_agosto/27/india_sono_10_le_vittime_cattoliche,15862540.html
Saccheggi e incendi di chiese, conventi e ospedali
(ANSA) - NEW DELHI, 27 AGO - Sono salite a dieci le vittime cristiane degli scontri tra la comunita' induista e quella cattolica in Orissa. Lo riferisce l'agenzia di stampa della conferenza episcopale indiana. Il governo locale ha imposto il coprifuoco e ha dato ordine alla polizia di sparare a vista, ma uomini armati continuano a incendiare e saccheggiare chiese, conventi, centri sociali cristiani, istituzioni e abitazioni di religiosi, ostelli e anche ospedali cattolici.
http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/08_agosto/27/india_sono_10_le_vittime_cattoliche,15862540.html
martedì 26 agosto 2008
Un sogno atteso cent'anni
di Federico Rampini
dal blog "Estremo Occidente", La Repubblica, 9 Agosto 2008
“Abbiamo atteso cent’anni / per arrivare a questo momento. Ora siamo pronti / e il mondo è pronto”. Sono le otto di sera a Pechino, il magnifico stadio Nido d’Uccello vibra commosso sulle note di questa canzone. E’ l’istante in cui appare alla tribuna d’onore il presidente Hu Jintao, circondato dai potenti della terra. Per la prima volta in vita sua il freddo, impenetrabile leader cinese è accolto con un boato. L’urlo di trionfo straripa dallo stadio, fa tremare tutta Pechino, risuona in mondovisione davanti a miliardi di telespettatori.
Inizia così la travolgente festa olimpica della Cina. Per quattro ore di pura felicità questa nazione grida al mondo: “Ce l’abbiamo fatta, guardate che cosa siamo diventati”. La canzone continua: “Avete percorso diecimila chilometri / per venire a questo appuntamento / ora condividete la nostra gioia”. Sotto la sublime regìa del maestro Zhang Yimou la Cina mette in scena il meglio di sé: una favola magica, l’immagine maestosa e serena che vuole proiettare nel mondo. Sfarzo ed eleganza, emozione e raffinatezza, tradizione e tecnologia.
Se per molti la Repubblica Popolare evoca solo la potenza economica, grazie ai miracoli di bravura di un esercito di attori, musicisti e ballerini appaiono d’incanto i simboli di una civiltà antica, colta, ricca di valori. Su un rotolo di bambù lungo quanto lo stadio volteggiano danzatori che con i corpi disegnano squisiti ideogrammi. Duemila e otto cantori nel costume antico dei percussori di Fu battono tamburi illuminati come cristalli liquidi di un display elettronico. Intanto decine di cubi ondeggiano al centro dell’arena, sorgono e si abbassano quasi mimando la crescita dei grattacieli che hanno proiettato Pechino verso altezze smisurate. Sui grandi schermi le parole di Confucio: “I nostri amici sono giunti da lontano, e noi siamo felici”.
La scena densa del significato più potente è La Via della Seta Marittima. Eserciti di marinai antichi muovono in sincronia lunghissimi remi, evocano la flotta maestosa con cui la dinastia Ming esplorò gli oceani molto prima delle esplorazioni navali europee. Appaiono d’incanto i simboli delle principali invenzioni che la Cina partorì con largo anticipo sull’Occidente: la carta, la stampa, la bussola, la polvere da sparo. Un messaggio allusivo: sono stati a lungo i più grandi, oggi tornano a occupare il posto che fu già loro.
Non sono ipnotizzati solo i 90.000 spettatori nel Nido d’Uccello. Il patriottismo non è monopolio dei ricchi. Anche nelle campagne povere dove l’antenna satellitare arriva prima dell’acqua potabile, in tanti condividono la festa olimpica. Il genio artistico e la perfezione coreografica, la modernità hi-tech e l’equilibrio melodioso del tai-chi condensano nello spettacolo stupefacente una lezione di storia. Col fiato sospeso, inebriati di fronte a tante bellezze, gli stranieri intuiscono una Cina rappacificata con il proprio passato. Confucio che fu maledetto e ripudiato dal maoismo, ora è additato come il vero maestro, l’Eterno.
Nel XXI secolo la Repubblica Popolare riaffonda con orgoglio le sue radici nella magnificenza dell’Impero Celeste. La società armoniosa, quell’ideale di convivenza ordinata e stabile che il partito comunista pretende di incarnare, è la riscoperta di un progetto millenario. Prodigiosi danzatori, acrobati, musicisti e cantanti, volgono lo sguardo verso Hu Jintao e il Politburo comunista al gran completo: il nuovo sovrano illuminato, il benevolo tiranno, il padre autoritario di una nazione tornata ad essere grande e fiera. I variopinti balletti delle minoranze etniche dai deliziosi costumi colorati raccontano una comunità nazionale unita sotto la salda guida del partito comunista, senza tensioni culturali né religiose fra tibetani e uiguri, miao e yi, hakka e cinesi han.
Noi sappiamo che le favole non sono vere, e la realtà cinese è gonfia di ingiustizie. Ma durante quattro ore di pura poesia tutti sono contagiati dalla formidabile energia, dalla fede nell’avvenire: la bambina col grembiule rosso che si alza nel cielo rincorrendo un aquilone è la metafora di una immensa nazione giovane che corre alla conquista del futuro. Giovanissimi anche le migliaia di volontari che ci hanno accolti, un’organizzazione efficiente e gentile, divertita e sorridente. Grazie a loro la polizia non si è vista: mai uno stadio europeo riceve una folla così sterminata con così pochi agenti. Certo si nuota in un’oceano di propaganda.
Green Olympics, le Olimpiadi dell’ambiente, ce le illustra un fantastico balletto di omini verdi che volteggiano attorno a un pianista: suona un pianoforte bianchissimo. Via via i ballerini si illuminano di candide fosforescenze, diventano stelle, il mosaico umano si trasforma in colomba della pace. Sul grande schermo una poesia dedicata al cambiamento climatico: “I ghiacciai si sciolgono / La terra si restringe / Gli uccelli scompaiono / Piantiamo alberi / La terra tornerà verde / Il cielo tornerà blu / Vedremo di nuovo la primavera”. Il cielo sullo stadio è gonfio di smog, come sempre. Non basta il genio dell’artista e la sua meravigliosa allucinazione per chiudere il divario tra aspirazioni e realtà. Ma la sera dell’8 agosto 2008 va in scena il sogno cinese: la certezza che tutte le sfide saranno vinte da questo popolo, anche le più terribili.
“Abbiamo atteso cent’anni”: il leitmotiv non è retorico, tocca una corda sensibile nel cuore dei cinesi. Per un secolo questa civiltà plurimillenaria precipitò nel declino, fu aggredita e umiliata da altre potenze. Dubitò di se stessa, avvinta dai complessi d’inferiorità. Il secolo delle umiliazioni è finito, i cinesi vogliono guardare il mondo a testa alta. E’ significativo che a interpretare questo stato d’animo il regime abbia chiamato Zhang Yimou. Da giovane fu un regista di rottura, perseguitato dalla censura per i suoi film, denunce delle ingiustizie sociali. Nella maturità è diventato il cantore del revival neoimperiale. Incarna il destino di una generazione. Finita la contestazione, ha accettato il patto sociale proposto da questo regime. I sacrifici sui diritti politici sono pesanti.
Altri risultati hanno reso accettabile quel prezzo. Una volta liberate le energie materiali della società civile, il progresso è prodigioso. La Cina ha ritrovato la sicurezza in se stessa. Potenza che si vuole tranquilla, sceglie di affermarsi non più nelle guerre o esportando la rivoluzione sulla punta dei fucili, ma attraverso la competizione economica. O sportiva.
In una prova di fair play, l’applauso più lungo prima della delegazione cinese viene riservato a quella americana, la grande rivale.
Un’altra coreografia abile ha “disegnato” la tribuna d’onore. Dietro Hu Jintao ci sono Bush (per la prima volta nella storia un presidente americano assiste a un’Olimpiade fuori dal suo paese), Putin, Sarkozy, il premier giapponese Fukuda, Sonia Gandhi, Lula. Tutti i governanti della terra. E fra loro il vecchio Henry Kissinger. Il protagonista della diplomazia del ping pong. Il regista del disgelo tra Cina e Stati Uniti, con lo storico vertice Nixon-Mao nel 1972. I dirigenti cinesi lo hanno voluto in bella vista. Una presenza esemplare: misura la grande distanza percorsa da quando la Repubblica Popolare era isolata, accerchiata.
Queste Olimpiadi devono anche cancellare un altro ricordo, molto più recente: Piazza Tienanmen. Anche nel 1989, per l’orrore provocato dal massacro degli studenti, Pechino si ritrovò in un angolo, colpita da embargo, reproba tra le nazioni.
L’elenco sterminato degli statisti stranieri accalcati in tribuna d’onore è un verdetto: missione compiuta.
dal blog "Estremo Occidente", La Repubblica, 9 Agosto 2008
“Abbiamo atteso cent’anni / per arrivare a questo momento. Ora siamo pronti / e il mondo è pronto”. Sono le otto di sera a Pechino, il magnifico stadio Nido d’Uccello vibra commosso sulle note di questa canzone. E’ l’istante in cui appare alla tribuna d’onore il presidente Hu Jintao, circondato dai potenti della terra. Per la prima volta in vita sua il freddo, impenetrabile leader cinese è accolto con un boato. L’urlo di trionfo straripa dallo stadio, fa tremare tutta Pechino, risuona in mondovisione davanti a miliardi di telespettatori.
Inizia così la travolgente festa olimpica della Cina. Per quattro ore di pura felicità questa nazione grida al mondo: “Ce l’abbiamo fatta, guardate che cosa siamo diventati”. La canzone continua: “Avete percorso diecimila chilometri / per venire a questo appuntamento / ora condividete la nostra gioia”. Sotto la sublime regìa del maestro Zhang Yimou la Cina mette in scena il meglio di sé: una favola magica, l’immagine maestosa e serena che vuole proiettare nel mondo. Sfarzo ed eleganza, emozione e raffinatezza, tradizione e tecnologia.
Se per molti la Repubblica Popolare evoca solo la potenza economica, grazie ai miracoli di bravura di un esercito di attori, musicisti e ballerini appaiono d’incanto i simboli di una civiltà antica, colta, ricca di valori. Su un rotolo di bambù lungo quanto lo stadio volteggiano danzatori che con i corpi disegnano squisiti ideogrammi. Duemila e otto cantori nel costume antico dei percussori di Fu battono tamburi illuminati come cristalli liquidi di un display elettronico. Intanto decine di cubi ondeggiano al centro dell’arena, sorgono e si abbassano quasi mimando la crescita dei grattacieli che hanno proiettato Pechino verso altezze smisurate. Sui grandi schermi le parole di Confucio: “I nostri amici sono giunti da lontano, e noi siamo felici”.
La scena densa del significato più potente è La Via della Seta Marittima. Eserciti di marinai antichi muovono in sincronia lunghissimi remi, evocano la flotta maestosa con cui la dinastia Ming esplorò gli oceani molto prima delle esplorazioni navali europee. Appaiono d’incanto i simboli delle principali invenzioni che la Cina partorì con largo anticipo sull’Occidente: la carta, la stampa, la bussola, la polvere da sparo. Un messaggio allusivo: sono stati a lungo i più grandi, oggi tornano a occupare il posto che fu già loro.
Non sono ipnotizzati solo i 90.000 spettatori nel Nido d’Uccello. Il patriottismo non è monopolio dei ricchi. Anche nelle campagne povere dove l’antenna satellitare arriva prima dell’acqua potabile, in tanti condividono la festa olimpica. Il genio artistico e la perfezione coreografica, la modernità hi-tech e l’equilibrio melodioso del tai-chi condensano nello spettacolo stupefacente una lezione di storia. Col fiato sospeso, inebriati di fronte a tante bellezze, gli stranieri intuiscono una Cina rappacificata con il proprio passato. Confucio che fu maledetto e ripudiato dal maoismo, ora è additato come il vero maestro, l’Eterno.
Nel XXI secolo la Repubblica Popolare riaffonda con orgoglio le sue radici nella magnificenza dell’Impero Celeste. La società armoniosa, quell’ideale di convivenza ordinata e stabile che il partito comunista pretende di incarnare, è la riscoperta di un progetto millenario. Prodigiosi danzatori, acrobati, musicisti e cantanti, volgono lo sguardo verso Hu Jintao e il Politburo comunista al gran completo: il nuovo sovrano illuminato, il benevolo tiranno, il padre autoritario di una nazione tornata ad essere grande e fiera. I variopinti balletti delle minoranze etniche dai deliziosi costumi colorati raccontano una comunità nazionale unita sotto la salda guida del partito comunista, senza tensioni culturali né religiose fra tibetani e uiguri, miao e yi, hakka e cinesi han.
Noi sappiamo che le favole non sono vere, e la realtà cinese è gonfia di ingiustizie. Ma durante quattro ore di pura poesia tutti sono contagiati dalla formidabile energia, dalla fede nell’avvenire: la bambina col grembiule rosso che si alza nel cielo rincorrendo un aquilone è la metafora di una immensa nazione giovane che corre alla conquista del futuro. Giovanissimi anche le migliaia di volontari che ci hanno accolti, un’organizzazione efficiente e gentile, divertita e sorridente. Grazie a loro la polizia non si è vista: mai uno stadio europeo riceve una folla così sterminata con così pochi agenti. Certo si nuota in un’oceano di propaganda.
Green Olympics, le Olimpiadi dell’ambiente, ce le illustra un fantastico balletto di omini verdi che volteggiano attorno a un pianista: suona un pianoforte bianchissimo. Via via i ballerini si illuminano di candide fosforescenze, diventano stelle, il mosaico umano si trasforma in colomba della pace. Sul grande schermo una poesia dedicata al cambiamento climatico: “I ghiacciai si sciolgono / La terra si restringe / Gli uccelli scompaiono / Piantiamo alberi / La terra tornerà verde / Il cielo tornerà blu / Vedremo di nuovo la primavera”. Il cielo sullo stadio è gonfio di smog, come sempre. Non basta il genio dell’artista e la sua meravigliosa allucinazione per chiudere il divario tra aspirazioni e realtà. Ma la sera dell’8 agosto 2008 va in scena il sogno cinese: la certezza che tutte le sfide saranno vinte da questo popolo, anche le più terribili.
“Abbiamo atteso cent’anni”: il leitmotiv non è retorico, tocca una corda sensibile nel cuore dei cinesi. Per un secolo questa civiltà plurimillenaria precipitò nel declino, fu aggredita e umiliata da altre potenze. Dubitò di se stessa, avvinta dai complessi d’inferiorità. Il secolo delle umiliazioni è finito, i cinesi vogliono guardare il mondo a testa alta. E’ significativo che a interpretare questo stato d’animo il regime abbia chiamato Zhang Yimou. Da giovane fu un regista di rottura, perseguitato dalla censura per i suoi film, denunce delle ingiustizie sociali. Nella maturità è diventato il cantore del revival neoimperiale. Incarna il destino di una generazione. Finita la contestazione, ha accettato il patto sociale proposto da questo regime. I sacrifici sui diritti politici sono pesanti.
Altri risultati hanno reso accettabile quel prezzo. Una volta liberate le energie materiali della società civile, il progresso è prodigioso. La Cina ha ritrovato la sicurezza in se stessa. Potenza che si vuole tranquilla, sceglie di affermarsi non più nelle guerre o esportando la rivoluzione sulla punta dei fucili, ma attraverso la competizione economica. O sportiva.
In una prova di fair play, l’applauso più lungo prima della delegazione cinese viene riservato a quella americana, la grande rivale.
Un’altra coreografia abile ha “disegnato” la tribuna d’onore. Dietro Hu Jintao ci sono Bush (per la prima volta nella storia un presidente americano assiste a un’Olimpiade fuori dal suo paese), Putin, Sarkozy, il premier giapponese Fukuda, Sonia Gandhi, Lula. Tutti i governanti della terra. E fra loro il vecchio Henry Kissinger. Il protagonista della diplomazia del ping pong. Il regista del disgelo tra Cina e Stati Uniti, con lo storico vertice Nixon-Mao nel 1972. I dirigenti cinesi lo hanno voluto in bella vista. Una presenza esemplare: misura la grande distanza percorsa da quando la Repubblica Popolare era isolata, accerchiata.
Queste Olimpiadi devono anche cancellare un altro ricordo, molto più recente: Piazza Tienanmen. Anche nel 1989, per l’orrore provocato dal massacro degli studenti, Pechino si ritrovò in un angolo, colpita da embargo, reproba tra le nazioni.
L’elenco sterminato degli statisti stranieri accalcati in tribuna d’onore è un verdetto: missione compiuta.
sabato 2 agosto 2008
Lavoro minorile
Tutti i fratelli di Iqbal
Bambini che inseguono un pallone in un prato, bambini che giocano sui tappeti del salotto vicino a nonne e mamme, bambini dai visi felici che si confondono coi volti di altri bambini: bambini dagli occhi tristi e scuri che intrecciano al telaio fili di seta e lana in una stanza buia, bambini dal volto annerito dal fumo e dalla polvere. Bambini curvi sotto un carico di pietre, chini a intingere pezzetti di legno nello zolfo per farne dei fiammiferi, intenti a martellare pezzetti di metallo che diventeranno pallottole, a infilare perle di vetro per collane che nessuno di loro indosserà mai.
Sono i figli dell'altra metà del mondo, quelli che costruiscono i palloni con cui altri bambini giocheranno, i giocattoli che altri riceveranno in dono, i tappeti su cui altri si stenderanno a disegnare con le matite colorate. Sono i bambini che non esistono, quelli a cui nessuno ha mai raccontato favole, cresciuti troppo in fretta in un mondo che non si può permettere il lusso del tempo dei giochi e delle carezze. Bambini di cui leggiamo distrattamente o con pena infinita nelle pagine dei giornali, di cui ci ricordiamo quando bisogna costringere altri bambini, bambini di questa metà del mondo, a mangiare o a riordinare la loro stanzetta.
Sono i bambini provenienti da ogni parte dell'India che, a intervalli regolari, manifestano ogni anno per le strade di Delhi reclamando a gran voce il loro diritto all'istruzione e a una vita decente, una vita in cui non siano costretti a lavorare per pochi soldi o essere venduti come schiavi. Proteste per sensibilizzare le coscienze, proteste per non dimenticare una storia di qualche anno fa. La storia di un bambino pakistano di appena quattro anni venduto a un mercante di tappeti per ripagare i debiti della sua famiglia. La storia di Iqbal Masih che, al contrario degli altri, dopo sei anni di schiavitù al telaio era riuscito a sfuggire ai propri carcerieri e a mettersi in contatto con un’organizzazione sindacale. Nella sua breve stagione di gloria, Iqbal ha ricevuto i più alti riconoscimenti delle organizzazioni umanitarie e sindacali, interviste e fotografie dai giornali di mezzo mondo. Un bambino tre volte sfruttato dal mondo dei 'grandi': che ne hanno fatto prima uno schiavo, poi un esempio e da ultimo un martire. E' morto il sedici aprile del 1985, come muoiono soltanto gli eroi dei romanzi. Ucciso da un colpo di pistola proprio mentre, forse per la prima volta in vita sua, giocava spensierato come un bambino tra i bambini. Così, Iqbal è diventato il simbolo della ribellione alla schiavitù del lavoro minorile, piaga diffusa e non abbastanza combattuta in tre quarti del pianeta.
Sono più di duecentocinquanta milioni, secondo l'Unicef e le organizzazioni non governative, i bimbi lavoratori nel mondo. Di questi, centoventi milioni lavorano a tempo pieno, altri centotrenta svolgono attività dopo la scuola. L'età è compresa tra i cinque e i quindici anni. Il sessantuno per cento di loro vive in Asia. Secondo l’Organizzazione internazionale per il lavoro nella sola India, dove peraltro il lavoro minorile è vietato per legge, ci sono più di sessanta milioni di bambini lavoratori. Sono impiegati nel settore delle costruzioni, nel settore tessile, nell’industria del tabacco, nella produzione di manufatti e di fuochi d’artificio. Alcuni, come i piccoli impiegati nella produzione di braccialetti di vetro di Ferozabad, lavorano a contatto con acidi e sostanze chimiche. In Bangladesh, sono più di sei milioni i minori impiegati in attività pericolose o a rischio. In Nepal ogni anno almeno settemila bambine vengono avviate e costrette alla prostituzione, mentre i loro coetanei maschi vengono impiegati nella tessitura di tappeti o nella produzione di pallottole e nell’assemblaggio di armi.
La situazione non migliora neanche per quelli apparentemente baciati dalla fortuna: i bambini che lavorano nel mondo del cinema o della moda, coccolati e vezzeggiati per un attimo e subito ripiombati nel buio dell'anonimato e della quotidiana povertà: come Shafiq Syed, protagonista del film Salaam Bombay di Mira Nair, vincitore all'epoca del prestigioso National Award for the Best Child Actor, che sostiene di essere stato usato dalla Nair e poi gettato via come un limone spremuto, senza tanti complimenti.
Le cause primarie della schiavitù o del lavoro minorile sono la povertà e la guerra. Sembra ovvio ma non lo è affatto, se si pensa che soltanto da pochi anni a questa parte le organizzazioni internazionali si sono rese conto che il denaro, i programmi di scolarizzazione e il boicottaggio delle imprese che impiegano manodopera infantile non bastano. I piccoli lavoratori difatti, privati del loro reddito, finiscono direttamente tra le leve della criminalità spicciola o sulla strada a prostituirsi per pochi soldi. Il vero problema è fornire redditi alternative alle famiglie. Così in India, Bangladesh e Pakistan sono stati stanziati svariati milioni di dollari da impiegare in programmi di sostegno alle famiglie bisognose. Ma anche questo non è ancora abbastanza. Secondo Carol Bellamy, direttrice dell'Unicef, "Aids, guerre e miseria sono i tre nemici che attendono al varco i bambini alle soglie del nuovo millennio, che mettono in pericolo la loro vita, il loro sviluppo, il loro futuro. Per sconfiggerli, non bastano palliativi o programmi normali: occorre una mobilitazione straordinaria dei leader mondiali, il cui scarso impegno verso l'infanzia di fatto consente il perpetuarsi di una inutile strage di bambini e la continua violazione dei loro diritti"
http://www.stringer.it/Stringer%20Schede/HR_labour.htm
venerdì 1 agosto 2008
Olimpiadi
Pechino revoca censura su diversi siti internet
Torna visibile Amnesty International
Pechino, 1 ago. (Apcom) - La Cina ha annunciato oggi di aver tolto la censura su numerosi siti internet, tra cui quello di Amnesty International, dopo le pressioni ricevute per consentire la massima libertà ai giornalisti nella sala stampa allestita per i Giochi. "E' una notizia positiva" ha commentato la portavoce del Comitato olimpico internazionale, Giselle Davies.
Se i siti di Amnesty International e Reporter sans frontières sono ora accessibili, rimangono oscurati quelli della Bbc in cinese, dei dissidenti e dei pro-tibetani.
Torna visibile Amnesty International
Pechino, 1 ago. (Apcom) - La Cina ha annunciato oggi di aver tolto la censura su numerosi siti internet, tra cui quello di Amnesty International, dopo le pressioni ricevute per consentire la massima libertà ai giornalisti nella sala stampa allestita per i Giochi. "E' una notizia positiva" ha commentato la portavoce del Comitato olimpico internazionale, Giselle Davies.
Se i siti di Amnesty International e Reporter sans frontières sono ora accessibili, rimangono oscurati quelli della Bbc in cinese, dei dissidenti e dei pro-tibetani.
domenica 20 luglio 2008
Una manifestazione pacifica a Genova ricorda Giuliani
E' stata una manifestazione pacifica quella organizzata a Genova in piazza Alimonda dove venne ucciso Carlo Giuliani il 20 luglio di 7 anni fa durante gli scontri di piazza tra no global e forze dell'ordine del G8. Tra gli altri, erano presenti i genitori del giovane, Heidi e Giuliano Giuliani, quindi don Gallo, Mark Cowell, il manifestante britannico picchiato nel corso dell'irruzione delle forze dell'ordine nella scuola Diaz e ricoverato in ospedale in condizioni serie, l'ex ministro per la Solidarieta' sociale Paolo Ferrero (Rifondazione Comunista) insieme al collega di partito ed ex senatore Giovanni Russo Spena. Presente anche Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo e all'epoca portavoce del movimento no global. Ad animare la commemorazione, una banda musicale di rom e, a piu' riprese, con la sua chitarra Andrea Rivera, il giovane noto per la gag dei 'citofoni' nella trasmissione 'Parla con me'. Allo scoccare delle 17.25, ora in cui venne ucciso Carlo, i no global hanno osservato un minuto di silenzio mentre il padre del giovane ucciso 7 anni fa da un carabiniere ha ricordato quella tragedia: "Sette anni fa furono sparati due colpi diretti, non in aria. Uno dei due prese Carlo sotto l'occhio sinistro. Poi si e' tentato di inventare il peggio, la pietra che fece deviare il proiettile e cosi' via, ma la verita' resta quella e vogliamo che sia affermata e diciamo ancora una volta, per questa battaglia di verita', grazie Carlo, grazie Carlo". A queste parole e' scoppiato un lungo applauso dei manifestanti. Pochi istanti dopo, in piazza e' riecheggiata la voce di Carlo Giuliani che, ancora molto giovane, aveva letto alcune lettere di condannati a morte della strage del Turchino compiuta dalle SS nel 1944: "Tredici anni fa - ha spiegato il padre Giuliano - per un servizio televisivo sulla resistenza, preparammo un documento sul Sacrario del Turchino e pensammo fosse giusto e importante leggere le lettere dei condannati a morte, molti dei quali giovanissimi. Per questo chiedemmo a Carlo di leggere quelle lettere. Quel filmato - ha concluso - lo abbiamo conservato e vi facciamo ascoltare alcune lettere che Carlo lesse per quel servizio". Su un lato della piazza sono stati sistemati gli striscioni, di Emergency, di un gruppo tedesco con la scritta "Carlo Giuliani e' stato assassinato il 20 luglio del 2001, nessuna criminalizzazione dei movimenti di emancipazione", un'altro su cui erano state pitturate impronte di mani colorate con la scritta "prendeteci anche queste!", un'altro ancora del 'Comitato Piazza Carlo Giuliani'. Vicino agli striscioni sono stati appesi anche piccoli quadri, parte della mostra sui tragici fatti del G8 allestita al Munizioniere di Palazzo Ducale, e alcune lettere, in italiano e in inglese, di ragazzi che si trovavano nella Diaz la notte del 21 luglio o che furono portati alla caserma di Bolzaneto. A distanza, in piazza della Vittoria, erano schierati i mezzi blindati di polizia e carabineri con agenti e militari in tenuta antisommossa. (AGI) - Genova, 20 lug. –
http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/07_luglio/20/una_manifestazione_pacifica_a_genova_ricorda_giuliani,15501214.html?mod=frame&provid=14
mercoledì 16 luglio 2008
La coscienza a posto: apologo sull'onestà nel Paese dei corrotti / di Italo Calvino
Dalla rivista diretta da Goffredo Fofi "Lo straniero", n. 72 del giugno 2006 (sito: www.lostraniero.net) riprendiamo il seguente indimenticabile articolo di Italo Calvino. Nella rivista il testo e’ accompagnato dalla seguente nota redazionale: "Questo testo e’ apparso per la prima volta su ’la Repubblica’ il 15 marzo 1980, ma appare negli appunti dell’archivio Calvino con il titolo ’La coscienza a posto’. E’ stato ripubblicato in Romanzi e racconti (Meridiani Mondadori, 1994, vol. 3, pp. 290-293) come ’La coscienza a posto (Apologo sull’onesta’ nel paese dei corrotti)’.
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, ne’ che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti piu’ o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perche’ quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si e’ piu’ capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioe’ chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere gia’ aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia. Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perche’ per la propria morale interna, cio’ che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalita’ formale, quindi, non escludeva una superiore legalita’ sostanziale. Vero e’ che in ogni transazione illecita a favore di entita’ collettive e’ usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se’ una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioe’ poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita. Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attivita’ lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poiche’ in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attivita’ che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civilta’ poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (cosi’ come in certe localita’ all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziche’ il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicita’ passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attivita’ illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziche’ di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosi’ che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri. Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilita’ nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l’unica alternativa globale del sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla. Cosi’ tutte le forme di illecito, da quelle piu’ sornione a quelle piu’ feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilita’ e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, ne’ patriottici, ne’ sociali, ne’ religiosi, che non avevano piu’ corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano cosi’, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtu’ sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per se’ (o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute piu’ nascoste; in una societa’ migliore non speravano perche’ sapevano che il peggio e’ sempre piu’ probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, cosi’ come in margine a tutte le societa’ durate millenni s’era perpetuata una controsocieta’ di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocieta’ che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare "la" societa’, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della societa’ dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di se’ (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, cosi’ la controsocieta’ degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversita’, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno piu’ dire, di qualcosa che non e’ stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’e’.
L’apologo di Calvino è stato diffuso da: La nonviolenza in cammino, numero 1337 del 25 giugno 2006.
http://www.girodivite.it/La-coscienza-a-posto-apologo-sull.html
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, ne’ che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti piu’ o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perche’ quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si e’ piu’ capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioe’ chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere gia’ aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia. Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perche’ per la propria morale interna, cio’ che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalita’ formale, quindi, non escludeva una superiore legalita’ sostanziale. Vero e’ che in ogni transazione illecita a favore di entita’ collettive e’ usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se’ una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioe’ poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita. Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attivita’ lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poiche’ in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attivita’ che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civilta’ poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (cosi’ come in certe localita’ all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziche’ il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicita’ passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attivita’ illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziche’ di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosi’ che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri. Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilita’ nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l’unica alternativa globale del sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla. Cosi’ tutte le forme di illecito, da quelle piu’ sornione a quelle piu’ feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilita’ e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, ne’ patriottici, ne’ sociali, ne’ religiosi, che non avevano piu’ corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano cosi’, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtu’ sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per se’ (o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute piu’ nascoste; in una societa’ migliore non speravano perche’ sapevano che il peggio e’ sempre piu’ probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, cosi’ come in margine a tutte le societa’ durate millenni s’era perpetuata una controsocieta’ di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocieta’ che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare "la" societa’, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della societa’ dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di se’ (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, cosi’ la controsocieta’ degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversita’, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno piu’ dire, di qualcosa che non e’ stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’e’.
L’apologo di Calvino è stato diffuso da: La nonviolenza in cammino, numero 1337 del 25 giugno 2006.
http://www.girodivite.it/La-coscienza-a-posto-apologo-sull.html
martedì 15 luglio 2008
Bolzaneto
BOLZANETO: 15 CONDANNE E 30 ASSOLUZIONI. I GIUDICI, NESSUNA TORTURA
(ASCA) - Roma, 15 lug - Quindici condanne e trenta assoluzioni. E' la sentenza del processo sulle violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova nel 2001. Dopo circa 11 ore di Camera di consiglio, il presidente del Tribunale penale di Genova, Renato Delucchi, ha pronunciato la sentenza con cui la Corte genovese ha giudicato 45 imputati (poliziotti, guardie penitenziarie, medici e infermieri) accusati di vari reati tra cui lesioni, maltrattamenti e falso: i giudici non hanno riconosciuto l'aggravante della crudelta' e dei motivi abietti assimilabili al reato di tortura. Le condanne, inflitte soprattutto a membri delle forze di polizia, variano tra i cinque mesi e i cinque anni (nessuno, pero', finira' in prigione). Sono stati comminati complessivamente 24 anni di carcere, contro i 76 anni, 4 mesi e 20 giorni chiesti dai pm genovesi. La condanna piu' pesante, 5 anni, all'ispettore delle guardie penitenzierie Antonio Biagio Gugliotta, che aveva la responsabilita' della caserma di Bolzaneto.
http://notizie.alice.it/notizie/politica/2008/07_luglio/15/bolzaneto%20%2015%20condanne%20e%2030%20assoluzioni%20%20i%20giudici%20%20nessuna%20tortura,15442751.html?pmk=nothpstr2
(ASCA) - Roma, 15 lug - Quindici condanne e trenta assoluzioni. E' la sentenza del processo sulle violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova nel 2001. Dopo circa 11 ore di Camera di consiglio, il presidente del Tribunale penale di Genova, Renato Delucchi, ha pronunciato la sentenza con cui la Corte genovese ha giudicato 45 imputati (poliziotti, guardie penitenziarie, medici e infermieri) accusati di vari reati tra cui lesioni, maltrattamenti e falso: i giudici non hanno riconosciuto l'aggravante della crudelta' e dei motivi abietti assimilabili al reato di tortura. Le condanne, inflitte soprattutto a membri delle forze di polizia, variano tra i cinque mesi e i cinque anni (nessuno, pero', finira' in prigione). Sono stati comminati complessivamente 24 anni di carcere, contro i 76 anni, 4 mesi e 20 giorni chiesti dai pm genovesi. La condanna piu' pesante, 5 anni, all'ispettore delle guardie penitenzierie Antonio Biagio Gugliotta, che aveva la responsabilita' della caserma di Bolzaneto.
http://notizie.alice.it/notizie/politica/2008/07_luglio/15/bolzaneto%20%2015%20condanne%20e%2030%20assoluzioni%20%20i%20giudici%20%20nessuna%20tortura,15442751.html?pmk=nothpstr2
lunedì 14 luglio 2008
Manifesto contro tutti i razzismi e per le diversità
Uno dei sintomi più preoccupanti delle crisi individuai e collettive delle società umane è il peggioramento dei rapporti fra le persone, l’aumento della litigiosità, e la tendenza a trovare un “nemico” contro cui rivolgersi e da emarginare. Le crisi più profonde in genere avvengono in situazioni obiettivamente difficili di instabilità provocata da difficoltà economiche, guerre, catastrofi naturali ecc., in cui il futuro appare fuori controllo e difficile da prevedere. Si diffonde allora la paura e si cercano capri espiatori su cui scaricare l’ansia. Così prende forza ogni tipo di razzismo, che si dirigerà verso tutti i “diversi” e quindi non solo verso gli appartenenti ad altri popoli e culture ma anche ad esempio gli omosessuali, gli handicappati, le persone con disagio mentale, quelli che la pensano diversamente dal gruppo umano dominante in quel momento ecc. Ecco, l’Italia, nonostante che non ci siano in vista crisi economiche catastrofiche, che nessuno muoia veramente di fame e che siamo persino una delle Nazioni del G8, mostra sintomi preoccupanti di paura e quindi di frammentazione, di astio, di voglia di colpire un nemico. Così come la causa del malessere è in gran parte indistinta , l’identificazione del nemico è incerta e va dai Rom ( spesso confusi incredibilmente con i romeni forse semplicemente per le prime tre lettere del nome), agli altri immigrati ( sono stati additati come tali gli albanesi prima , i romeni poi , i “mussulmani” sempre ecc.), agli omosessuali , ai “matti”, ai “comunisti”e verrà la volta degli handicappati mentre sento sempre di più riaffiorare il termine “lobby” anche se l’aggettivo “ebraica” ancora non viene pronunciato che in rari casi. Le forze politiche che ci governano in questo momento sono senza dubbio coscienti di quanto avviene e anzi si muovono con astuzia , attraverso i mezzi di comunicazione che controllano in gran parte, per fomentarla , come del resto hanno fatto per molti anni giocando alla distruzione della cultura che si era formata con la resistenza e che è presente nella Costituzione . Non a caso viene pesantemente colpita la organizzazione dello Stato nei suoi pilastri come avviene per la magistratura, e si vogliono distruggere tutti i servizi che danno l’immagine di uno Stato protettivo di una collettività coesa ( salute, scuola, tutela dell’ambiente) privatizzando con coerenza feroce i beni comuni. Tutte queste azioni si fondano molto spesso sulla ignoranza diffusa , sulla perdita di ogni memoria storica, sul tentativo di distruggere il pensiero e con esso la coscienza di cosa significa “bene essere”, stare bene in questa vita. E’ necessaria una “verifica di realtà” che impedisca di sbranarsi sulle parole di cui nemmeno si vuol conoscere il significato, come Rom, sicurezza, immigrato ecc. E’ con questo spirito che la Regione Toscana ha dedicato la manifestazione annuale a S.Rossore all’esame di tutti i razzismi, chiedendomi, su una idea di Ugo Caffaz, di organizzare la stesura di un “Manifesto antirazzista” firmato da un gruppo di persone che si occupano di scienza da diversi punti di vista ( genetisti , psichiatri, antropologi culturali, filosofi della scienza, etologi, demografi). Le motivazioni erano molteplici. Innanzitutto proprio a S.Rossore, il 14 luglio 1938 era stato firmato un “Manifesto degli scienziati in difesa della razza” a cui proprio persone di scienza dovevano rispondere anche tenendo conto dei progressi delle nostre conoscenze da allora ad ora e in questo modo finalmente , dopo settanta anni, dissociarsi completamente dai servi dell’allora governo fascista. Il Manifesto, che è stato presentato il 19 Luglio del 2008 dal Presidente della Regione Toscana Claudio Martini e da me e largamente discusso durante tutto il meeting di S.Rossore, è disponibile sul sito della Regione Toscana ( www.regione.toscana.it )ed é aperto sullo stesso sito alle adesioni, è stato assunto come documento ufficiale dalla regione e verrà presentato e discusso in tutte le scuole della Regione su indicazione dell’assessorato competente. Il Manifesto contraddice punto per punto ( dieci punti in tutto) quello dei fascisti ma qui voglio sottolineare brevemente quelli che sono i concetti fondamentali che ne emergono:
Continua…
http://www.sinistra-democratica.it/un-manifesto-contro-tutti-i-razzismi-e-la-diversit
mercoledì 2 luglio 2008
Tra i fuochi in mezzo al cielo
Volevo vivere la mia esistenza
Lavorando e amando
Come ho sempre saputo fare
Come ho sempre saputo fare
Ma la guerra ha scelto per noi
Con le sue leggi senza senso
E il paradiso e’ diventato inferno
Sentirsi diversi e mostrarsi uguali
Ma come si vive se non puoi respirare
Ma dimmi come si vive senza ossigeno
Ci hanno chiamati per definizione
Un avanzo dell’ umanità
E cosa ancora peggiore
Ci hanno lasciati soli in balìa del vento
E il fiume ora spinge i suoi morti verso ovest
Verso ovest
E il fiume spinge i suoi morti verso ovest
Ma come puoi vivere se non puoi respirare
Ma dimmi come si vive
Senza ossigeno
quando il silenzio esploderà
questa terra sarà già deserto
quando la fine arriverà
la storia non salderà il conto
sembra così vicina adesso
Questa luna fredda, ghiacciata
Di fronte alla follia dell’uomo
Che non conosce tregua ne’ compassione
Ma che cos’e’ la paura in fondo
Quando il vero nemico
Il vero nemico
E’ il sonno della ragione
Perchè non puoi vivere
Se non puoi respirare
Ma dimmi come si vive senza ossigeno
Quando il silenzio esploderà
Questa terra sarà già deserto
Quando la fine arriverà
La storia non salderà il conto
Quando il silenzio esploderà
Questa terra sarà già deserto
Quando la fine arriverà
La storia non salderà il conto
Paola Turci
http://www.vociperlaliberta.it/web_pai.php?ID=4
Lavorando e amando
Come ho sempre saputo fare
Come ho sempre saputo fare
Ma la guerra ha scelto per noi
Con le sue leggi senza senso
E il paradiso e’ diventato inferno
Sentirsi diversi e mostrarsi uguali
Ma come si vive se non puoi respirare
Ma dimmi come si vive senza ossigeno
Ci hanno chiamati per definizione
Un avanzo dell’ umanità
E cosa ancora peggiore
Ci hanno lasciati soli in balìa del vento
E il fiume ora spinge i suoi morti verso ovest
Verso ovest
E il fiume spinge i suoi morti verso ovest
Ma come puoi vivere se non puoi respirare
Ma dimmi come si vive
Senza ossigeno
quando il silenzio esploderà
questa terra sarà già deserto
quando la fine arriverà
la storia non salderà il conto
sembra così vicina adesso
Questa luna fredda, ghiacciata
Di fronte alla follia dell’uomo
Che non conosce tregua ne’ compassione
Ma che cos’e’ la paura in fondo
Quando il vero nemico
Il vero nemico
E’ il sonno della ragione
Perchè non puoi vivere
Se non puoi respirare
Ma dimmi come si vive senza ossigeno
Quando il silenzio esploderà
Questa terra sarà già deserto
Quando la fine arriverà
La storia non salderà il conto
Quando il silenzio esploderà
Questa terra sarà già deserto
Quando la fine arriverà
La storia non salderà il conto
Paola Turci
http://www.vociperlaliberta.it/web_pai.php?ID=4
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